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Continua la catastrofe ecologica nel Mare di Timor, nell'Oceano Indiano. Un oleodotto australiano dal 21 agosto ha continuato a vomitare petrolio e gas, a un tasso di quattrocento barili a giorno. I pescatori indonesiani, che lavorano a più di duecento chilometri dal luogo della perforazione, hanno già scoperto migliaia di pesci morti. Un avvocato ambientale indonesiano ha detto che i pescatori locali stanno andando in bancarotta. "La maggior parte di loro non può più permettersi di andare a pescare" molti loro "hanno già fatto quattro viaggi e perso tutto" ha affermato l'avvocato David Jones, che ha lavorato ai problemi ambientali per 10 anni. L'avvocato ha iniziato a raccogliere le dichiarazioni dei pescatori locali, colpiti nelle loro attività. Del resto 10.000 comunità contano sul Mare di Timor per il loro sostentamento, con circa 7.000 pescatori che solcano le acque. Il governo indonesiano ha detto che l'olio è giunto fin sulla costa di alcune piccole isole, provocando nausea, diarrea e problemi cutanei ai residenti. L'entità del versamento, in un oceano incontaminato, ricco di fauna selvatica, ha scatenato le proteste degli ambientalisti, che chiedono un'inchiesta. Il 25 ottobre scorso, anche il WWF ha detto che molte specie animali sono minacciate: 15 specie di balene e delfini, oltre a 30 specie di uccelli marini. Anche 16000 tartarughe e 30.000 serpenti di mare possono essersi trovati nella zona colpita dalla marea nera. Considerati i cicli vitali dei pesci, si stima che nella regione ci vorranno cinque anni prima che l'impatto della fuoriuscita possa essere superato. A livello generale gli effetti negativi si faranno sentire per generazioni. A complicare le cose, il primo di novembre è anche sopraggiunto un incendio, dopo che alcuni lavoratori avevano involontariamente dato fuoco ad alcuni pozzi di petrolio, a circa 50 chilometri a nord-ovest del campo PTTEP della Montare Australasia, da cui è fuoriuscito petrolio e gas dal 21 agosto. La macchia che colora il mare di nero è stata rilevata anche dai satelliti Nasa e risulta evidente dallo spazio. Il pasticcio ambientale avvenuto nel Mare di Timor, causato dalla nostra fame di oro nero e di gas si affianca a quello di Portorico, del 23 ottobre scorso, e mostra che, nonostante tutte le grida di allarme, l'uomo continua incoscientemente a uccidere il pianeta.
Luogo: Timor Est