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In extremis, all'ultimo giorno dei negoziati di Addis Abeba in Etiopia è stato raggiunto l'accordo sulla condivisione del potere in Madagascar. La svolta nella notte di sabato, dopo un vertice tra i quattro principali leader politici malagasci e il mediatore dell'Onu. Fino alle elezioni previste per la fine del 2010 il presidente in carica Andry Rajoelina sarà affiancato da due co-presidenti, rappresentanti degli altri partiti.
Non è stato affatto semplice arrivare all'accordo, tanto che L'express de Madagascar titolava "Andry Rajoelina sbatte la porta", descrivendo la brusca sospensione dei colloqui sulla crisi politica malgascia da parte dell'uomo che governa il paese da circa otto mesi. Ma alla fine, il buon senso, o meglio la minaccia dell'Unione Europea di sospendere il suo aiuto economico di circa 630 milioni di euro se non venisse firmata alcuna intesa, ha avuto la meglio.
A otto mesi dal golpe con il quale Rajoelina, sindaco della capitale, ha deposto l'ex presidente Marc Ravalomanana sembra tornata la calma, per lo meno apparente, nel Madagascar.
Sebbene Ravalomanana, tecnicamente, si sia dimesso dalla presidenza, si è trattato di fatto di un colpo di stato: Ravalomanana non aveva molte scelte dopo che l'esercito ha deciso di appoggiare il suo rivale, l'ex disk-jockey Rajoelina, con il sostegno più o meno velato della Francia, che nella sua ex colonia ha ancora qualche interesse.
Dal febbraio scorso l'isola dell'Oceano Indiano è un susseguirsi di proteste di piazza represse nel sangue. Alle manifestazioni contro la privatizzazione selvaggia messa in campo dall'ex presidente Ravalomanana sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall'Unione Europea, sfociata nel golpe del 17 marzo con cui il leader del partito d'opposizione Tanora malagasy Vonona (Gioventù Malgascia Determinata), sono seguite quelle di sostegno all'ex presidente, altrettanto sanguinose.
Luogo: Madagascar