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Giuseppe Gentiloni, Tegucigalpa
L'accordo di Tegucigalpa / San José, frutto del dialogo di Guaymuras a cui l'intervento del Dipartimento di Stato americano ha forzato le parti, ha mostrato tutta la sua fragilità portando a un nuovo impasse della crisi politica in Honduras.
Due sono i punti fondamentali dell'accordo: la conformazione di un Governo di Riconciliazione Nazionale (GRN) e l'obbligo del Congresso della Repubblica di decidere se revocare o no il decreto che aveva permesso la destituzione del presidente Manuel Zelaya.
Per il primo, la data indicata dall'Accordo è il giorno di ieri (5 di novembre), per la seconda decisione, il documento non impone alcuna data al Congresso, invitandolo però a deliberare con la rapiditá che la situazione suggerisce.
UN GOVERNO DI RICONCILIAZIONE NAZIONALE
La costituzione di un GRN è una misura eccezionale che permette a un paese di superare gravi crisi, quali coflitti interni o dittature, per mezzo di un governo che aglutini rappresentanti dei diversi partiti e membri della societá civile organizzata. Il suo scopo è quello di rappresentare la eterogeneità e garantire la transizione a un processo elettorale aperto e democratico.
Per permettere la nomina del nuovo consiglio, i ministri del governo de facto hanno presentato ieri a Micheletti la propria rinuncia. Il presidente illegittimo ha anche ricevuto le liste di possibili candidati, presentate dal partito della Democrazia Cristaiana e dal PINU. I due principali schieramenti, Partito Nazionale e Partito Liberale, hanno invece preferito desistere lasciando al presidente de facto la decisione sulle nomine.
Il presidente deposto, Manuel Zelaya Rosales, non ha presentato alcuna proposta, considerando che non fossero riunite le condizioni per la designazione del Consiglio dei Ministri del Governo di unità nazionale.
Durante le ore della notte, Micheletti Baín, ha comunicato "d'essere orgoglioso" di poter presentare il nuovo Governo, "nei tempi previsti dall'accordo." I nomi dei ministri non sono ancora stati divulgati.
LA DECISIONE SULLA RESTITUZIONE
Conformemente all'Accordo, la restituzione della presidenza a Manuel Zelaya sarà presa in considerazione dal Congresso. Per prendere la propria decisione il potere legislativo ha richiesto l'opinione, non vincolante, della Corte Suprema di Giustizia, del Ministero Pubblico, del Commisario Nazionale dei Diritti Umani e della Procura Generale.
È fondamentale comprendere la necessità del Congresso di dilatare i tempi. Ottanta dei centoventi rappresentanti stanno concorrendo per essere rieletti. I due partiti tradizionali stanno contendendosi la nuova presidenza e le elezioni del 29 novembre sono ancora aperte. Un voto così delicato come quello sulla restituzione del potere al presidente de iure rischierebbe di essere un boomergan. Nessun deputato vuole rischiare di essere pregiudicato da questa decisione.
L'ipotesi più plausibile è quella di una deliberazione successiva alle elezioni che eventualmente restituirebbe la presidenza a Zelaya in modo meramente simbolico.
Non è dunque difficile comprendere la ragione per cui Zelaya si sia astenuto dall'inviare una lista di possibili candidati per il GRN. Non è sua intenzione legittimare un processo che sancisce la sua sconfitta.
Zelaya è lo sconfitto. Il colpo di Stato lo ha privato del potere. La lotta per la sua restituzione promossa dal Fronte Nazionale di Resistenza contro il Golpe di Sato non ha dato alcun risultato. Il processo elettorale entra nella retta finale. Il governo de facto sembra essere riuscito a blindarne e assicurare lo svolgimento delle elezioni. Gli Stati Uniti hanno garantito, attraverso il subsegretario di Stato per gli affari dell'emisfero occidentale, Thomas Shannon, che si riconoscerá il risultato delle urne e che si rispetterà in ogni caso la decisione del Congresso in merito alla restituzione della presidenza a M. Zelaya.
La sconfitta di Zelaya è accompagnata da una disfatta ancor più grave della sinistra honduregna. Il colpo di Stato costituiva un'opportunità senza precedenti per la conformazione di un fronte ampio. La sinistra avrebbe potuto riunirsi, negoziare la participazione alle elezioni con il PINU e un unico candidato presidenziale, garantirsi una buona quota dei seggi parlamentari e rompere il bipartitismo tradizionale.
La democrazia honduregna è asfittica e l'apertura del panorama politico con un polo d'opposizione sarebbe stato una conquista senza prezzo per la società. Il personalismo di Zelaya e la mancanza di strategia politica del Fronte Nazionale di Resistenza contro il Golpe di Sato hanno determinato un fallimento del progressismo in Honduras, su tutti i fronti.
SEGNALI DA NON SOTTOVALUTARE
Nelle ultime settimane si sono susseguiti eventi dinamitardi con obiettivi diversi: un centro commerciale, una torre elettrica, la sede della radio HRN, la compagnia telefonica TIGO e alcuni bagni pubblici del centro. Gli attentati, fino ad oggi non rivendicati da alcun gruppo, non hanno causato vittime. È impossibile per il momento determinarne i responsabili, ma il fatto costituisce senza dubbio un'avvisaglia degna di attenzione, se considerata dentro un quadro di ordine costituzionale alterato e se associato a alcuni episodi di esecuzioni di ufficiali della polizia e dell'esercito.
Il Fronte Nazionale di Ressitenza contro il Golpe di Sato ha annunciato ieri che continuerà le mobilitazioni e ha allertato i suoi membri a che "siano pronti a eseguire azioni di disconoscimento della farsa elettorale."
Il processo elettorale si svolgerà dentro il quadro di un dialogo fallito. Non tutti i settori della societá si sentono rappresentati dai candidati attuali e alcuni non riconosceranno i risultati.
Luogo: Honduras