08/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra entusiasmo e distacco, tra turisti e berlinesi la Germania celebra i vent'anni della caduta del Muro

Dal nostro inviato

Sembra che il posto giusto dove stare in questi giorni sia Berlino. La gente sta confluendo qui da ogni parte del mondo, l'agenda della Storia ha dato appuntamento nella capitale tedesca. Ne parlano tutti. I berlinesi ne parlano, però, di meno. Preferiscono discutere di un atipico novembre che veste il cielo di azzurro, a dispetto del solito grigio e di giornate in cui è ancora possibile pranzare all'aperto riscaldati dal sole.

Il 9 novembre a Berlino, in Germania, non è festivo. È un giorno di lavoro come tutti gli altri: "Mi piacerebbe festeggiare - dice Colette, la velocissima cameriera di un ristorante nel Mitte - purtroppo qui si lavora. Hanno deciso che la Riunificazione si festeggia il 3 di ottobre, ma è solo una cosa politica e per me quel giorno è come una domenica, un giorno in cui si è a riposo". Colette, come l'80% dei berlinesi, vorrebbe che il giorno ufficiale dei festeggiamenti fosse il 9 di novembre, perché è il 9 che il cuore e l'anima sussultano. Il 3 ottobre è cervello, è la firma di un contratto che, nel 1990, ha ufficialmente sancito la Riunificazione della Germania dopo 40 anni di divorzio. Ha così prevalso il giorno della politica su quello in cui il protagonista assoluto era il popolo berlinese.

Il giorno fatale. Ma ci sarebbero anche altre ragioni perché il 9 novembre non può diventare "rosso" sul calendario dei tedeschi. Quel giorno, infatti, ha la fama di essere il Schicksalstag,  il "giorno fatale" e i tedeschi, come è noto, hanno un rapporto tormentato con la Storia. Nel 1918 Philipp Scheidemann proclama la Repubblica di Weimar decretando la fine della monarchia dei Wilhelm II. Nel 1923, con il Putsch di Monaco, Hitler fa le prove generali prima dell'ascesa al potere. E soprattutto, il 9 novembre del 1938 è la Kristallnacht, la Notte dei Cristalli, durante la quale più di mille ebrei furono uccisi e le sinagoghe e i loro negozi dati alle fiamme. L'opposizione della comunità ebraica ha il suo peso: non accetterebbe che il pogrom del 9 novembre che diede inizio alla campagna antisemita dei nazisti venga considerata festa ufficiale.

Tra memoria e commercio. E così, in questa Berlino tappezzata color oro, del giallo delle foglie che l'autunno strappa ai rami, pare che la festa sia dei turisti, dei capi di stato e dei premi Nobel. Ad Alexander Platz, lungo la East Side Gallery, alla Porta di Brandeburgo si parlano tutte le lingue, raramente il tedesco. Le telecamere delle tv straniere vanno in cerca degli stereotipi del Muro: gli operatori rincorrono i ragazzi che si arrampicano sul cemento, si soffermano davanti alle coppie che si fanno gli scatti contro i murales, si incolonnano per riprendere Dimitrij Vrubel in posa di fianco al suo celebre "Bacio mortale", il bacio alla russa tra Brezhnev e Honecker. 

Il popolo e gli altri. Ma l'atmosfera da vigilia, l'aria elettrizzante proprio non si riesce ad avvertirla. "E' che noi berlinesi siamo così - mi dice il tassista nel breve tratto tra Kastanienalle e Kreuzberg -, siamo cool, per nulla bravi a far trasparire le nostre emozioni". Eppure è da un anno che il governo prepara il popolo con eventi, mostre e documentari trasmessi in tv. Il parere di alcuni berlinesi è che questa coolness, questo apparente distacco sia frutto delle sostanziali modifiche che le loro biografie hanno subito. I giornali in edicola, che in questi giorni escono con degli speciali sul 9 novembre (comunque in misura minore di quanto non si sia fatto e si stia facendo in Italia) ripercorrono tutti i giorni che portarono alla caduta del Muro: il Berliner Zeitung si chiede dove siano finite le speranze e i sogni di venti anni fa; Der Spiegel, minuto per minuto, scandisce lo spirare del Muro riportando tutti i passaggi di quello che fu "un piano ben orchestrato, un complotto o un semplice misundertanding?"; mentre il Berliner Morgenpost rimane leggero raccontando i 1300 metri della East Side Gallery e del "Domino", i mille blocchi che lunedì sera simuleranno la caduta del Muro con un gigantesco "go-down". Lech Walesa avrà l'onore di avviare la cascata a sequenza. Proprio Lech Walesa, il leader di Solidarnosc che in un'intervista allo Spiegel ha rivendicato il ruolo fondamentale della Polonia nel crollo del comunismo: "Noi abbiamo sconfitto il comunismo e la gente della Germania dell'est ha cominciato a fuggire attraverso le ambasciate di altri paesi. Il Muro di Berlino è caduto a causa di questi disertori e della debolezza politica di Gorbachev che non è intervenuto per fermare quel flusso di persone".

Mentre Walesa, Gorbachev, gli Usa rappresentati da Hillary Rodham Clinton, si contenderanno i meriti e gli onori che spettano di diritto al popolo, David, uno del popolo, lunedì sarà a giocare un'importante partita di squash, la sua compagna, una del popolo, a lezione d'italiano: "Lunedì? lavorerò, giocherò a squash e berrò una birra con gli amici del club. Lunedì è un giorno come un altro".

 

 

 

 

 

Nicola Sessa

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