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Più che un campo profughi sembra un campo di prigionia. Sotto le gradinate dello stadio di Dera Ismail Khan gli sfollati pashtun, appena fuggiti dalla guerra in Sud Waziristan, sono in coda per la distribuzione delle razioni di cibo. Chi esce dalla fila, sorvegliata da poliziotti con il mitra puntato, viene bastonato e picchiato senza pietà dagli agenti.
In coda per il cibo ci sono solo uomini, perché la rigida tradizione pashtun della tribù wazira dei Mehsud impone che le donne non possano mostrarsi in pubblico.
La testimonianza di una sfollata. Una di loro, appena scappata da Ladah, racconta la sua storia a una giornalista pachistana.
"Mio marito è morto e io sono venuta qui con i miei nove figli e i miei parenti maschi. La nostra città è stata bombardata dai jet e poi sono iniziati i combattimenti, violentissimi. Siamo scappati via in mezzo a quell'inferno. Faceva freddo e i miei bambini non avevano vestiti pesanti. Molte eprsone sono morte sotto le bombe o colpiti dai proiettili. Ho visto crollare tante case colpite dagli aerei, le gente sepolta viva sotto le macerie.
Cadono le roccaforti talebane. La città di Ladah è stata riconquistata dall'esercito giovedì, dopo una violenta battaglia al termine della quale le truppe governative sono riuscite a espugnare il Ladah Fort, la vecchia fortezza che fino al luglio 2008 ospitava una caserma ma che poi venne attaccata e occupata dai talebani.
Venerdì le truppe di Islamabad sono entrate anche nell'ultima e principale roccaforte dei talebani: il villaggio di Makeen, quello dove in agosto è stato ucciso in un raid aereo Usa il comandante talebano Baitullah Mehsud. I generali pachistani hanno dichiarato di aver incontrato una debolissima resistenza da parte dei talebani.
Versioni discordanti. La presa di Makeen, dopo quella di Ladah e di Sararogha, avvenuta martedì, segna in teoria la vittoriosa conclusione dell'operazione Rah-i-Nijat (la via della salvezza), lanciata lo scorso 17 ottobre per riportare sotto il controllo dell'esercito la regione tribale del Sud Waziristan.
Un successo che, secondo la Difesa, è costato lievi perdite militari - meno di cinquanta soldati uccisi - e ne ha inflitte di pesantissime ai guerriglieri, oltre 420.
I talebani, dal canto loro, rovesciano queste proporzioni dichiarando di aver perso una dozzina di uomini e di aver ucciso centinaia di soldati, e denunciano l'uccisione di centinaia di civili - un aspetto a cui il governo pachistano non fa mai cenno.
Una vittoria di Pirro. Impossibile sapere chi dei due dica la verità, visto che l'esercito ha vietato alla stampa l'accesso a tutta la zona delle operazioni. Anche se i racconti degli sfollati sembrano confermare quantomeno il fatto che l'offensiva ha causato molte vittime tra la popolazione civile.
Quel che è certo è che è ancora presto, per il governo pachistano, per cantare vittoria. I talebani comandati da Hakimullah Mehsud, infatti, non sono stati sconfitti: si sono loro ritirati sulle montagne del Nord Waziristan lasciando che l'esercito penetrasse nelle vallate del Sud Waziristan, da dove in seguito lanceranno il loro contrattacco.
Enrico Piovesana