01/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La visita di una delegazione di alti funzionari del Dipartimento di Stato americano ha permesso di resuscitare in Honduras un dialogo nazionale che la maggior parte degli analisti politici consideravano ormai senza speranze

Scritto da
Giuseppe Gentiloni


La visita di una delegazione di alti funzionari del Dipartimento di Stato americano ha permesso di resuscitare in Honduras un dialogo nazionale che la maggior parte degli analisti politici consideravano ormai senza speranze.
La delegazione composta dal Secretario di Stato per l'emisfero occidentale, Thomas Shannon, il vicesecretario aggiunto, Craig Kelly, l'assistente speciale del presidente e direttore principale per gli affari dell'emisfero occidentale, Dan Restrepo, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras, Hugo Llorens e l'assesore politico della Organizzazione degli Stati Americani (OEA), Victor Rico, è riuscita a riannodare il dialogo tra le commisioni del presidente de facto Roberto Micheletti Baín e quella del deposto Manuel Zelaya Rosales.

L'accordo di Guaymuras

Nelle ore della notte di ieri, 29 di ottobre, le commisioni del denominato "dialogo di Guaymura" hanno trovato un accordo riguardo al principale punto di dissenso: la restituzione del potere al presidente Zelaya Rosales.
Da quanto traspare, la soluzione concoradata tra le parti consegnerebbe al Congresso della Repubblica la responsabilitá di deliberare riguardo alla restituzione presidenziale, previa consultazione della Corte Suprema di Giustizia.
L'accordo stabilisce, secondo le parole del presidente de facto Roberto Micheletti: la creazione di un governo di riconciliazione, il rifiuto dell'amnistia politica, il riconoscimento delle elezioni del 29 di novembre, il'accettazione del trasferimento delle forze armate al servizio del Tribunale Supremo Elettorale (conformemente all'art. 272 della Costituzione, ndr), la creazione di una Commissione di Verifica che garantisca il rispetto dei punti dell'accordo, la formazione di una Commissione di Veritá che indaghi i fatti precedenti e posteriori al 28 di giugno (giorno del colpo di Stato, ndr), la richiesta di deroga delle sanzioni applicate dalla comunitá internazionale all'Honduras.
Questa notevole apertura verso una soluzione consensuata non é priva di anomalie e contraddizioni che rendono la sua esecuzione complessa e esposta a rischi.

Incoerenze di un accordo atipico

È fondamentale ricordare che la data delle elezioni generali prevista dal Tribunale Supremo Elettorale (TSE) è il 29 di novembre. La firma dell'accordo precede dunque di un mese la data in cui il popolo honduregno si manifesterá per decidere a quale candidato presidenziale conferire la guida del paese nel periodo 2010-2013.
L'accordo di Guaymuras, approvato dalla commissione zelayista e la commissione del governo di fatto, non prevede date precise per la restituzione della presidenza al deposto Zelaya Rosales e per il ripristino della situazione anteriore al colpo di Stato del 28 di giugno. Il Congresso della Repubblica dovrá quindi avere il tempo di studiare i punti dell'accordo, sottometterlo alle autoritá: Tribunale di Giustizia, Corte dei Conti, Procura Generale e queste avranno il diritto, come entitá indipendenti, di formulare la propria opinione secondo i tempi che ritangano necessari.
Il Congresso che si incaricherá di approvare la restituzione del potere a Manuel Zelaya Rosales é lo stesso che il 28 di giugno ha accettato prima le sue "presunte dimissioni" e che ha poi decretato la sua deposizione, conferendo la presidenza a Roberto Micheletti Baín.
La Corte Suprema di Giustizia é l'organo che emise l'ordine di porre a disposizione il presidente Zelaya alle autoritá giudiziali per rispondere a un insime di accuse, tra le quali quella di tradimento alla patria e di voler modificare la Costituzione del paese, giustificando cosí la decisione di destituzione del Congresso.
Dato che l'accordo di Guaymuras non prevede alcun tipo di immunitá politica, sembrerebbe dunque che il presidente Zelaya debba essere messo a disposizione del Pubblico Ministero una volta lasci la sede dell'Ambasciata del Barcsile in cui si rifugia attualmente nella capitale. Inoltre, secondo l'accordo, il potere esecutivo avrebbe funzioni limitate, governerebbe sotto la supervisione di una commisione e il presidente non potrebbe contare con le forze armate, ora sotto il comando del TSE. Parleremmo dunque di un Governo privato dei mezzi per prendere e rendere effettive le proprie decisioni.

Un espediente che salva le apparenze

L'accordo di Guaymuras non é dunque la panacea alla crisi politica dell'Honduras, ma una strategia che permette di mostrare alla comunitá internazionale i segnali di distensione e di ricomposizione dell'ordine costituzionale che questa esige per riconoscere i risultati delle elezioni presidenziali.
La delegazione statunitense non ha messo sul tavolo del dialogo una proposta nuova, si é probabilmente limitata a ribadire che, senza la restituzione del potere al deposto presidente Zelaya, non esistono le condizioni per un riconoscimento statunitense delle elezioni, cosí come non le avrebbero accetate le altre istituzioni bilaterali e multilaterali della comunitá internazionale.
I candidati alla presidenza con maggiori opportunitá di vincere le elezioni, Porfirio Lobo del partito nazionale e Elvin Santos del partito liberale, avevano davanti a sé il pericolo di essere eletti in una situazione di isolamento internazionale, o embargo politico. E l'Honduras é un paese finanziariamente troppo debole per potersi permettere un Governo che non gode dell'appoggio dei fondi di cooperazione internazionale.
La restituzione del potere al presidente Zelaya é una soluzione che permette alla comunitá internazionale di dimostrare che non si leggittimerá mai piú un governo golpista in America Latina e garantisce ai partiti tradizionali che il vincitore delle elezioni di novembre sia riconosciuto internazionalmente.
Esistono peró alcuni elementi a cui l'accordo non sembra riuscire a rispondere: quando avverrebe la restituzione? I partiti del Congresso saranno disposti a consegnare il potere a Zelaya prima delle elezioni e, se lo facessero, questo non comprometerebbe la loro credibilitá davanti a un elettorato che ha in sua maggioranza appoggiato la deposizione forzosa?
Una restituzione procrastinata al periodo post-elezioni non sarebbe in realtá altro se non un escamotage politico, una soluzione dissimulata davanti a un atto consumato, il colpo di Stato. Colpo di Stato che ha permesso di trovare un'uscita alla confrontazione interistituzionale in cui il governo di Manuel Zelaya Rosales aveva inabissato l'Honduras, ma che ha parallelamente consentito all'oligarchia del paese di eclissare dallo scenario politico le domande di riforme costituzionali e sociali che alcuni settori della societá considerano come inderogabili.
Se l'espediente teatrale avrá successo, rimarranno dietro al sipario alcune rivendicazioni che continueranno ad animare la confrontazione sociale in Honduras nei prossimi anni.

 

 

Categoria: Politica
Luogo: Honduras