03/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la prima volta Karadzic si presenta in aula. Chiede più tempo. Contraria l'accusa

Martedì 3 novembre, ore 14.15. La Corte, puntuale, fa il suo ingresso in aula. Questa volta, al suo posto, c'è anche l'imputato Radovan Karadzic. Abito scuro, camicia rosa, cravatta granata. Occhiali puntati sul naso e la folta chioma bianca che a tratti gli cade sulla fronte. Tutti prendono posto e il presidente O-Gon Kwon dà inizio all'udienza procedurale. Karadzic aveva annunciato la sua presenza in aula. Ma in quest'udienza l'accusa non presenterà prove, non racconterà fatti e l'imputato non terrà la sua dichiarazione di apertura. Si discuterà su come il processo sarà articolato, su come le parti intendono procedere. E soprattutto, la Corte deve decidere se si procederà in assenza dell'imputato - dal momento che Karadzic non intende prendere parte a un processo per cui non è preparato -, nominare un avvocato d'ufficio, o un ‘amicus curiae', un garante che sorveglia sul corretto svolgimento del processo.

"Mi serve tempo". La parola viene data a Radovan Karadzic. Si passa una mano tra i capelli e porta indietro il ciuffo. Parla in serbo e rimane seduto al suo posto. Un'interprete traduce per la Corte e la Procura le sue parole: "Eccellenza, non intendo boicottare il processo dal momento che si tratta dell'ultima occasione perché si giunga alla verità. Ma non posso accettare di prendere parte a un processo partito male. Ciò che parte male non può finire bene. Per nove mesi sono stato seduto nella mia cella e la procura non mi ha passato un solo documento rilevante. Solo da cinque mesi sono stato messo in grado di studiare e lavorare. La procura vuole sfiancarmi, trascinarmi in uno stato di confusione. Ho rinunciato alle mie ore di aria, all'attività fisica. Ma come avrei potuto leggere, in cinque mesi, 1 milione e 300 mila pagine raccolte dall'accusa? E inoltre, io ho altre 700 mila pagine da parte mia. In tutto fanno 2 milioni di pagine. Quello che chiedo è un termine di 10 mesi. Io posso avvertirvi con qualche settimana di anticipo quando sarò pronto per riprendere il processo". Il presidente O-Gon, guardandosi le mani e, di tanto in tanto, alzando gli occhi per rivolgersi all'imputato pone le sue eccezioni. "La Corte ritiene che lei, Mr. Karadzic, abbia avuto tempo sufficiente per prepararsi a questo processo e la sua dichiarazione di oggi non fa altro che ripetere le istanze già esaminate e rigettate da questa Corte. Le ripeto che è suo interesse essere presente alle udienze".

"Si può anche utilizzare la forza". Si capisce subito invece che la procuratrice Hildegard Uertz-Retzlaff non vuole che si concedano dilazioni: "Non si permetterà al signor Karadzic di manipolare la procedura non prendendo parte alle udienze". Uertz-Retzlaff prospetta due scenari qualora l'imputato non si presenti in aula: o si nomina un avvocato d'ufficio, o si può anche utilizzare la forza. E va avanti portando come esempi le giurisdizioni di Austria, Usa, Canada, Nuova Zelanda, elencando una serie infinita di casi. Il giudice O-Gon la interrompe per chiedere delucidazioni sulle due ipotesi. Sulla prima: in quanto tempo un avvocato d'ufficio potrebbe informarsi adeguatamente sul caso? E sulla seconda: sarebbe corretto costringere l'imputato a essere presente se questi rifiutasse comunque di collaborare e interagire? La procuratrice Uertz-Retzlaff sembra impacciata: "Ehm .. dunque.. è una questione di un paio di mesi. Dipende... da quale avvocato si sceglie di incaricare... se ha già preso parte a qualche procedimento di questo Tribunale.. Credo che sia questione di pochi mesi". Nei pochi istanti che il presidente O-Gon prende la parola per chiedere sulla seconda ipotesi, la camera stacca in campo lungo. Uertz-Retzlaff si consulta rapidamente con il procuratore Alan Tieger che pure è presente in aula. "Altrimenti si può pensare alla soluzione meno invasiva possibile... nominando un ‘amicus curiae'".

Ancora Karadzic. "La procura dice che l'imputato non può manipolare il procedimento. Ma nemmeno la procura può farlo. Spero che questa udienza non si tramuti in un trucco della Corte. Io non accetto la nomina di un altro avvocato. Ci sono i migliori avvocati che mi hanno proposto il loro ausilio dalla Francia, Olanda, Inghilterra. Ma nessun avvocato si può districare meglio di me in queste cose. Nessun avvocato. Va bene la privazione della libertà e degli affetti famigliari, ma non potete privarmi anche del mio diritto all'autodifesa. Quale avvocato poi, che possa dirsi tale, potrebbe accettare di entrare in un processo senza il giusto tempo per prepararsi? Questo processo rischia di non essere un buon processo, perché per essere tale deve essere giusto e senza un'adeguata difesa non potrà esserlo. Qui si discute anche della reputazione della Corte e delle stesse Nazioni Unite." Karadzic, termina. E spegne il microfono.

Martedì 3 novembre, ore 15,30. "Entro la settimana - dice O-Gon - la Corte presenterà la propria decisione per iscritto". È stata annullata l'udienza prevista per domani in cui sarebbero stati introdotti dall'accusa i primi tre testimoni a carico.

 

 

Nicola Sessa

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