03/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il massacro di Srebrenica

KrsticI giorni del massacro. Il procuratore Tieger segue la serrata cronologia degli eventi. Dal 6 all'11 luglio 1995 i serbi di Bosnia bersagliano la città fino a quando i Lupi della Drina e la Brigata Bratunac entrano in città. Anche il posto di osservazione tenuto dalle forze olandesi dell'Unprofor viene attaccato. La resistenza è pressoché inesistente. Durante l'attacco migliaia di donne, bambini e anziani vengono portati a Potocari, in una caserma del battaglione olandese. Un secondo gruppo di circa 15 mila uomini, tra cui circa 5 mila appartenenti all'esercito bosniaco si radunano nel villaggio di Susnjari e, incolonnati, si mettono in cammino attraverso i boschi per raggiungere Tuzla, a nord. Nel frattempo, il 12 luglio, Mladic e Krstic incontrano una delegazione di "turchi" all'hotel Fontana di Bratunac. Nel video presentato dall'accusa, i due generali siedono a capotavola, il posto che compete ai vincitori. Mladic si rivolge a un giovane musulmano palesemente intimidito: "Nerib, il futuro del tuo popolo è nelle tue mani. Dobbiamo discutere della salvezza del tuo popolo. Che volete fare? Sopravvivere, rimanere o sparire? Ho ordinato un cessate il fuoco fino alle 10 di domattina. Fammi sapere". 

Dopo che i circa 60 tra bus e camion carichi di musulmani giungono a Potocari, comincia il processo di deportazione. Gli uomini vengono separati dalle donne e dai bambini. Le brigate Bratunac, Zvornik e Milici si posizionano lungo la strada Bratunac-Milici per intercettare la colonna dei 15 mila. In seguito a un tentativo di resistenza, migliaia di uomini, armati e non, vengono catturati. Si mette in moto la macchina per uccidere. Tisca, Orahovac, Kravica (dove migliaia di uomini sono stati raggruppati in un grande magazzino e finiti con armi automatiche e bombe a mano), Bratunac, Cerska, la scuola di Pilica, Kozluc e la fabbrica di Branjevo. Tieger mostra alla Corte una slow motion di una ripresa fatta da un'automobile di passaggio davanti alla fabbrica. Ai piedi del muro bianco crivellato di colpi, decine e decine di corpi ammassati l'uno sull'altro.

Ramo Osmanovic"Nerim vieni, qui sarai al sicuro". La crudeltà di una parte, l'impotenza dall'altra raggiungono il culmine quando Tieger mostra l'ultimo video alla Corte. In una piana, un padre viene costretto dai serbi a chiamare a voce alta suo figlio Nerim, poco più che adolescente. Nerim con altri bosniaci ha trovato rifugio sulle colline. "Nerim vieni - urla Ramo Osmanovic, questo il nome del padre, che amplifica la voce portando le sue mani intorno alla bocca - sono con i serbi, siamo al sicuro. Vieni Nerim". Nella sequenza successiva si vede incolonnato con degli uomini adulti, il volto di un ragazzino, rosso, sudato, affannato, che per un attimo incrocia l'obiettivo della camera che riprende la scena. "Vostr'Onore - riprende il procuratore alla fine del filmato - i corpi di Ramo Osmanovic e di suo figlio Nerim sono stati ritrovati in una fossa comune". Questo l'epilogo che vale più di ogni commento.

"Nessun massacro a Srebrenica". "Karadzic copriva quei crimini perché era consapevole di quanto fosse grave ciò che stava succedendo", dice Tieger dopo aver conquistato di nuovo un tono di voce normale. Nel corso di diverse interviste a El Pais, alla Cnn e altri media anglofoni, Karadzic respinge ogni domanda sul "presunto massacro" di Srebrenica. "Ho avviato delle indagini interne, non c'è stata nessuna uccisione di massa, non un solo morto tra i civili. Dove sono finiti i musulmani? Purtroppo loro preferiscono vivere in uno stato islamico ed è là che si stanno dirigendo, in Bosnia. Sono stato informato che 15 mila persone sono in viaggio verso Tuzla attraverso le montagne e noi non stiamo interferendo". Ma non è questa la verità che si raccontavano invece Karadzic e Mladic. Dice quest'ultimo in una conversazione: "Ciò che stiamo facendo deve essere custodito come il più profondo dei segreti. Del resto uno Stato si fonda uccidendo, massacrando, arrestando, interrogando. È così in tutto il mondo, è così anche per il nostro di Stato".

Il procuratore è fermo, immobile come una statua: "Vostr'Onore, tutto era pianificato: i mezzi per trasportare i prigionieri, le taniche di benzina, le ruspe per scavare le fosse comuni. E Karadzic aveva ordinato tutto ciò. Il suo unico rammarico era che qualche musulmano, qualche turco scusate - si corregge con sarcasmo Tieger - fosse riuscito a scappare".    

Lunedì 2 novembre, ore 17.  Il presidente O-Gon ricorda che è stata fissata per il 3 novembre un'udienza procedurale in cui sarà presente anche l'imputato. La Corte chiederà alle parti come intendono procedere per il prosieguo.

 

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Nicola Sessa

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