La pace tarda ad arrivare in Haiti.
La storia -
“L’intenzione iniziale era quella di mandare un gruppo di uomini della Guardia
Civil” ha spiegato la vice-premier e portavoce del governo spagnolo, Maria Teresa
Fernandez de la Vega, precisando che “ la missione Onu però ci ha chiesto di sostituirli
con uomini della marina”.
Dopo lunghe trattative, si è giunti quindi all’accordo che prevede, come ricorda
la stessa portavoce, che “ il contingente sarà composto da circa 200 soldati della
marina spagnola ai quali si aggiungeranno circa 150 soldati marocchini”.
“La situazione in questo momento è tesa. Soprattutto nella capitale Port au Prince
e a Gonaives dove ci sono gruppi armati che dettano legge” racconta fratel Hernan
religioso lasalliano haitiano che gestisce (“con mille difficoltà”) un centro
per bambini bisognosi. “ In giro ci sono ancora le Chimere, uomini fedeli all’ex
presidente Jean Bertrand Aristide che facevano parte dell’esercito e che, armati,
hanno seminato morte e distruzione fra la popolazione. Hanno agito e lo fanno
ancora, in piena libertà, godendo di una totale impunità da parte dello stato.
Commettono ancora omicidi, la gente ha paura. In questo momento ad Haiti si muore
per niente.
Gli ex militari - “Gli ex militari sono stati utilizzati dagli Usa come pretesto per creare una
pressione psicologica e indurre Aristide ad abbandonare Haiti. Cacciato Aristide,
nessuno si è occupato di loro” ricorda Massimiliano Salierno, presidente di Anpil,
“oltretutto va ricordato che gli ex militari sono assolutamente fuori legge. L'esercito
è stato sciolto nel 1994, ma gli ex militari sono (ben 10 anni dopo) perfettamente
organizzati, strutturati e dotati di ogni armamento. Le gerarchie sono rimaste
intatte”.
Ho girato in Haiti recentemente – continua Salierno - e mi sono imbattuto in
un raduno di ex militari a Les Caye. Stavano elaborando un documento per rivendicare
sostanzialmente due cose: i contributi pensionistici degli anni dal 94 al 2004
e, cosa più importante, la ricostituzione dell'esercito. Mi ha stupito però che
dopo 10 anni queste persone fossero perfettamente equipaggiate (le tute mimetiche
non erano vecchie, ma nuove!). Le cose non quadrano. Dovremmo chiederci se per
caso hanno vissuto nella clandestinità per 10 anni, oppure chi li ha aiutati,
o ancora perché hanno aspettato 10 anni per ritornare alla ribalta? Sono tutte
questioni aperte”.
“Anche gli Usa hanno le loro colpe – dice ancora -. Con quale coraggio, attraverso
il governo provvisorio, negheranno le eventuali promesse fatte agli ex militari?
Le promesse non sono state mantenute e questo continuo temporeggiare del governo
provvisorio non fa altro che alimentare il malcontento degli ex che si sentono
'traditi'. Haiti ha vissuto delle giornate difficili, nell’ultimo mese, dal punto
di vista dell’ordine pubblico.
“Gruppi armati, formati anche da soldati anziani che rivendicano il diritto alla
pensione, girano per le strade e occupano i palazzi” specifica fratel Herman.
“La Missione Onu in sostanza non si vede. Non fa niente. Ma nemmeno il governo
provvisorio. All’inizio, quando si è insediato, ha fatto molti proclami, ha parlato
bene. Ma non ha fatto nulla. Un conto è parlare un altro è fare.”
“Nella nostra città – Port au Paix – le cose vanno un po’ meglio. Purtroppo però
c’è ancora molta miseria. La povertà avanza, le difficoltà crescono. Ci sono centinaia
di bambini che quest’anno non potranno iniziare l’anno scolastico.”
I commenti - Spiega fratel Hernan, “ I mezzi di informazione non parlano di noi, della nostra
situazione. Certo non è facile raccontare la realtà nella quale viviamo. Haiti
è un mondo chiuso in se stesso.”
All’inizio di settembre diversi focolai di violenza si sono riaccesi, procurando
panico nella popolazione già provata da mesi colmi di ostacoli, e seria preoccupazione
nella comunità internazionale, soprattutto in quella presente come “forza di pace”.
Durante la prima settimana di settembre, il ministro della Difesa argentino Josè
Pampuro, ha spiegato che alcuni uomini delle forze militari irregolari hanno occupato
parte delle basi abitate dai militari argentini ingaggiando anche un violento
scontro a fuoco che fortunatamente non ha procurato feriti.
In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa argentina Dyn, il ministro
Pampura ha fatto sapere che: “almeno un’ottantina di uomini armati, capeggiati
da Ravix Rémissainte, i quali facevano parte dell’esercito dissolto da Aristide
nel 1995, hanno occupato il municipio e il commissariato di polizia della città
di Gonaives, costringendo gli oltre 450 militari argentini ad arretrare dalle
loro posizioni, e a cercare una mediazione che dissuadesse i ribelli”. Le azioni
compiute dagli ex militari dell’esercito sono frutto, principalmente, della preoccupazione
per la loro situazione pensionistica.
Secondo alcuni testimoni i ribelli avrebbero anche ridipinto, in segno di sfida
nei confronti del nuovo governo provvisorio, i muri degli edifici occupati con
del giallo, colore ufficiale dell’esercito haitiano.
Nella città di Jacmel, a sud dell’isola, le cose non sono andate meglio. I ribelli
avrebbero addirittura preso possesso di una radio locale favorevole all’ex presidente
Aristide.
La cronaca - La sparatoria avvenuta venerdì 3 settembre, ad esempio, non è stato l’unico
caso di attacchi alle forze di pace composte da circa 6500 uomini di diversi paesi
dell’America Latina e comandati da un generale brasiliano.
Il 30 agosto scorso, una delegazione francese, capeggiata da Renaud Muselier,
sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, è stata attaccata nel corso di una
visita all’ospedale Sainte Catherine di Citè Soleil, la più grande baraccopoli
di Haiti situata alla periferia della capitale Port au Prince. da un gruppo di
ribelli.
Port au Prince viene considerata dai più come una roccaforte dei seguaci del
deposto ex presidente Jean Bertrand Aristide.
Secondo alcuni testimoni i manifestanti si sarebbero avvicinati al nosocomio
iniziando una fitta sassaiola.
Per disperdere la folla, che nel frattempo aveva praticamente occupato la zona
di fronte all’ospedale, la polizia haitiana avrebbe sparato in aria alcuni colpi
di pistola facendo degenerare una situazione già complessa. Ne è scaturito un
violento scontro a fuoco, che ha provocato la morte di un ribelle, il ferimento
di un militare francese e di un agente di polizia haitiano.
Per la delegazione di Parigi l’unico modo per mettersi in salvo è stato quello
di scappare velocemente a bordo di alcune auto blindate accompagnate dai militari
brasiliani. Nell’operazione hanno avuto un ruolo molto importante anche gli elicotteri
della forza di pace internazionale che, dall’alto, controllavano che la situazione
non si aggravasse ulteriormente.
Ad oltre sei mesi dall’allontanamento coatto di Jean Bertrand Aristide, in seguito
anche
ad una decisa presa di posizione della comunità internazionale, la questione
della sicurezza in Haiti rimane un nodo difficile da sciogliere. Soprattutto in
vista delle elezioni che si svolgeranno nel 2005.