27/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'avvocato dei detenuti sostiene di poter provare la presenza di agenti dei servizi segreti britannici durante la loro tortura

Sette ex detenuti di Guantanamo hanno accusato le autorità britanniche di complicità con gli Stati Uniti per le torture subite durante la detenzione e hanno fatto ricorso alla giustizia britannica perché il governo renda pubbliche le accuse che avevano portato al loro arresto.

Sapna Malik, l'avvocato degli ex detenuti, si è appellato oggi all'Alta Corte per chiedere che tutte le accuse, che fino ad oggi sono state coperte dal segreto, vengano rese pubbliche, dal momento che tutti e sette sono stati liberati dalle autorità statunitensi senza che gli venisse mossa alcuna accusa formale.
Binyam Mohamed, un etiope che si è trasferito in Gran Bretagna quando era un ragazzo, sostiene di essere stato torturato in Pakistan e in Marocco, dopo essere stato arrestato nel 2002, e che le autorità britanniche erano al corrente di ciò. Da tempo Londra ribatte a queste accuse sostenendo che gli agenti dei servizi segreti, l'MI5 e l'MI6, che si erano recati a Guantanamo per interrogare i detenuti sulle loro condizioni di vita, non hanno riportato le denunce. L'avvocato del gruppo, però, sostiene di avere le prove che gli agenti erano direttamente presenti al momento delle torture.
Il governo britannico ha risposto che migliaia di documenti legati al caso non possono essere resi pubblici e portati in dibattimento, perché ciò metterebbe in pericolo la sicurezza nazionale.
"Il fatto che il governo stia cercando di introdurre una misura così incostituzionale e manifestamente ingiusta ... serve solo a suscitare nuovi sospetti su ciò che stanno cercando di nascondere", ha concluso Sapna Malik.

Categoria: Diritti, Tortura, Politica
Luogo: Gran Bretagna