26/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Haminatou Haidar è stata premiata a New York con il Civil Courage Prize per vent'anni di lotta non violenta

Scritto per noi da
Chiara Pracchi

Da quasi vent'anni Haminatou Haidar si batte con metodi non violenti per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale. E' stata candidata al Nobel per la Pace e ha vinto, fra gli altri numerosi riconoscimenti, il premio Robert Kennedy per i diritti umani. Ora anche la Train Foundation di New York le ha elargito il Civil Courage Prize. Un premio e un assegno di 50 mila dollari assegnato a chi dimostra una ferma resistenza alle ingiustizie anche a rischio della propria vita.
Ma la cassa di risonanza internazionale suscitata da questi riconoscimenti non modifica l'atteggiamento di Rabat verso i territori occupati e verso il referendum per l'autodeterminazione del popolo Saharawi, chiesto anche dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1754 del 30 aprile 2007.

"Questo premio mi dà il coraggio di continuare la lotta nonviolenta che ho condotto sin da quando avevo 23 anni" ha dichiarato Haminatou al momento della consegna. "Il popolo Saharawi accoglie valori universali come la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la tolleranza religiosa, l'uguaglianza delle donne, eppure la nostra battaglia non è ben conosciuta. Questo premio rappresenta un importante riconoscimento per il contributo di una sola persona, ma è tutto il popolo Saharawi che lotta per la libertà e l'indipendenza" ha proseguito. Prima di partire le autorità marocchine l'avevano avvisata che sarebbe stata arrestata nuovamente al suo rientro, se si fosse recata a New York a ritirare il premio.

Fra le motivazioni che hanno portato alla sua premiazione - si legge nel comunicato emesso dalla fondazione - "la sua coraggiosa campagna ... contro gli abusi e le sparizioni dei prigionieri di coscienza". Esattamente come successe a lei, che venne prelevata in casa e tenuta prigioniera dal 1987 al 1991 senza alcun processo e da tutti ritenuta scomparsa. Nel 2005 venne arrestata nuovamente mentre si trovava in ospedale, dove era ricoverata per i colpi ricevuti dalla polizia marocchina durante una pacifica manifestazione per l'indipendenza. Accusata di violenza, venne rinchiusa nel famigerato carcere di El Ayoun dove venne torturata durante gli interrogatori, fino a quando Amnesty International e il Parlamento europeo ne richiesero la liberazione.

Ricco di fosfati, il Sahara Occidentale è rimasto sotto lo stretto controllo militare dell'esercito marocchino dal 1975, quando venne meno il potere neocoloniale della Spagna. Ne seguì uno scontro con il Fronte Polisario, supportato dall'Algeria, che è terminato con un cessate il fuoco raggiunto nel 1991 grazie alla mediazione dell'Onu e all'istituzione della Missione delle Nazioni Unite per l'Organizzazione del Referendum per il Sahara Occidentale. Referendum che, ad oggi non si è ancora tenuto.