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Il protagonista è un giovane giornalista cubano, José Alejandro Rodriguez, columnist di tutto rispetto di Juventud Rebelde, organo stampa dei giovani comunisti cubani.
Un giornale assai particolare che spesso si è slacciato dall'arcaica informazione cubana per lanciarsi in nuovi esperimenti giornalistici che sono andati a scandagliare i veri problemi di cui soffre l'isola. Ad esempio è stata analizzata a fondo la problematica legata alle mancanze del settore agricolo. In questo caso il problema che affligge Rodriguez e Juventud Rebelde è la censura.
Un recente articolo del giovane editorialista, infatti, secondo molti sarebbe stato censurato dalla autorità cubane e per questo sarebbe irreperibile in rete. Navigando sul sito dell'organizzazione giovanile del Pcc, infatti, la pagina dell'articolo "Contra los demonios de la informacion" una forte presa di posizione sulla censura, si apre ma poi segnala errore e rende impossibile la letture dell'articolo.
Scalpore nell'isola e fra gli internauti, soprattutto stranieri che attingono spesso e volentieri dalla pagine del sito. Sembrava, dopo il primo tam tam sulla questione, che l'articolo fosse talmente tanto "contro" da essere irreperibile in qualsiasi altro punto della rete. Ma non è così. Lo scritto, infatti, si trova senza problemi dopo una breve ricerca. E' stato pubblicato sia da siti vicini alla sinistra, quindi all'amministrazione cubana, sia da siti più moderati. Oltretutto, il suo contenuto non sembra così forte come in un primo momento si poteva pensare. L'autore, che insieme a altri suoi compagni avrebbe rifiutato diverse interviste (obbedienza agli ordini di partito?), non fa altro che scrivere: "L'informazione è un dovere del giornalista e un diritto del cittadino". Non solo. Rodriguez umilmente e semplicemente specifica: "L'informazione è un bene pubblico. E non può essere sostituita dall'informazione opportuna", dove il riferimento evidente è alla propaganda di partito.
Censura, quindi, o problema tecnico dei server del giornale? Sulla vicenda resta il più assoluto riserbo. Oltre a aver rifiutato diverse interviste dal giornale fanno sapere che della vicenda non vogliono parlare. Addirittura pare che un alcuni giornalisti dell'isola abbiano chiesto a colleghi europei di non pubblicare la notizia sulla presunta censura dell'articolo per paura di possibili ritorsioni. Anche se la paura maggiore, sempre secondo voci di corridoio, sarebbe quella di una ulteriore stretta sulla libertà di stampa a Cuba.
D'altronde da quando alla presidenza di Cuba è arrivato Raul Castro, Juventud Rebelde ha avuto spesso modo di criticare il governo e prima o poi era presumibile che anche sulle questioni legate alla libertà di stampa, i giovani cubani avrebbero voluto dire la loro.
Alessandro Grandi