11/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le associazioni attive nelle prigioni denunciano la situazione d'emergenza

La grave situazione delle prigioni italiane e il peggioramento delle condizioni dei detenuti sono da tempo denunciate dalle associazioni che lavorano nelle carceri e che meglio conoscono i problemi dei nostri penitenziari. Peacereporter ha sentito Gabriella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, il giornale della Casa di Reclusione di Padova e dell'Istituto di pena femminile della Giudecca, redatto da detenuti e operatori volontari, e Susanna Marietti, responsabile della comunicazione di Antigone, l'associazione che ormai da anni lotta per difendere e tutelare i diritti dei carcerati.

Ristretti Orizzonti. Le testimonianze delle due associazioni divergono su alcuni aspetti, ma sono accomunate dalla necessità di un profondo ripensamento del sistema carcerario. “La maggior parte dei detenuti – sostiene la Favero – fa il carcere in branda, passa il tempo nell'ozio. Negli ultimi anni le prigioni si sono riempite di giovani, molti dei quali sono tossicodipendenti, che si ritrovano a vivere intere giornate di nulla. Nella Casa di reclusione di Padova e alla Giudecca la situazione è fuori controllo. Lavoro da tredici anni in carcere e non ho mai visto niente di simile. Celle di undici metro, pensate per un solo detenuto, ora ne ospitano tre. Questo inoltre ha delle ripercussioni immediate sulle condizioni materiali, sempre più precarie. Si è raggiunto un livello di promiscuità tra i prigionieri che crea diversi problemi igienico-sanitari”. Accrescere ulteriormente il numero dei posti in carcere, come previsto dal piano Ionta, è controproducente anche per la direttrice di Ristretti Orizzonti. “La creazione di nuovi posti è una soluzioni temporanea che non porta a nulla. Non si può pensare di far crescere il numero dei detenuti all’infinito, bisogna analizzare il problema alla radice e chiedersi perché tante persone finiscono in carcere. Oltre tutto la creazione di nuove strutture carcerarie che possano ospitare altri detenuti mi pare un progetto utopistico, visto che c’è una cronica carenza di agenti penitenziari. Mancano almeno cinquemila guardie e non mi sembra che siano in programma assunzioni o incrementi del personale. Bisogna avviare una riforma che introduca delle misure alternative alla prigione, almeno per i detenuti con una pena inferiore ai tre anni. Sono per la responsabilizzazione del carcerato. Ristretti Orizzonti, insieme al giurista Alessandro Margara, ha pensato a una proposta di legge che prevede l’affidamento automatico del detenuto negli ultimi tre anni, senza più bisogno della convalida della decisione da parte del giudice. Secondo le statistiche il 69 per cento dei detenuti che sconta la pena in carcere fino all’ultimo giorno torna a commettere reati, mentre solo il 19 per cento è recidivo se può essere accompagnato nel cammino per la riconquista della libertà”.

Antigone. Se Ristretti Orizzonti punta il dito contro la mancanza di guardie carcerarie, l’associazione Antigone è maggiormente preoccupata per la carenza del personale che dovrebbe aiutare i carcerati al reinserimento nella società. “Il nostro rapporto poliziotto-detenuti – ci ha spiegato Susanna Marietti – è tra i più alti d’Europa. Praticamente abbiamo una guardia ogni detenuto e mezzo. A preoccuparmi è l’assoluta carenza del personale che si occupa del trattamento del prigioniero. In teoria quando una persona entra in carcere dovrebbe essere trattata in modo da prepararsi per essere reintegrata nella società. Si occupano di questa fase educatori, psicologi che però non riescono più a gestire la situazione. Attualmente il rapporto è di un operatore penitenziario ogni duecentoventi detenuti. E’ impossibile ottenere dei risultati in questo maniera e si tralascia l’aspetto più importante, ossia la rieducazione del carcerato. Ora chi entra in carcere, rischia di peggiorare invece di migliorare. Il sistema carcerario italiano va totalmente rivisto”. Anche per Antigone, quindi, l’idea di aumentare il numero dei posti nelle carceri in questa situazione è un provvedimento inutile. “Abbiamo calcolato che ogni mese – continua la Marietti – entrano in carcere mille persone. Con questi ritmi, bisogna mettersi a costruire penitenziari all’infinito. Secondo noi sarebbe molto più intelligente pensare ad una riforma del codice penale che introduca delle correzioni alla Bossi-Fini, la legge sull’immigrazione, alla Fini-Giovannardi che disciplina l’uso delle sostanze stupefacenti e alla ex Cirielli. Quest’ultima norma deve essere rivista, specie per quel che riguarda l’aumento e l’inasprimento delle pene per chi è recidivo”.

Benedetta Guerriero