11/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo il sociologo Luigi Manconi la riforma del sistema penitenziario è "un piano abbozzato"

“Penso tutto il male possibile della proposta del governo di creare ventimila nuovi posti per far fronte all'emergenza carceraria”. Così si è espresso per Peacereporter il sociologo Luigi Manconi a riguardo del Piano carceri che porta la firma di Franco Ionta.

Secondo Manconi il progetto Ionta può essere definito come un piano abbozzato, visto che ad oggi è totalmente privo di una copertura finanziaria. “L'unica quota finora trovata – ha detto il sociologo – verrebbe recuperata attraverso lo storno di fondi dalla Cassa delle ammende”. Ente di diritto pubblico, la Cassa è presieduta dal capo del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e in origine doveva occuparsi della gestione dei fondi destinati alla formazione, all'orientamento, alla creazione di imprese, all'inserimento lavorativo dei detenuti. Vista la crisi economica, il ministro della Giustizia Angelino Alfano con un decreto legge del dicembre 2008, poi convertito in legge nel febbraio del 2009, ha pensato bene di introdurre delle modifiche. “La cassa delle ammende – recita il nuovo testo che va a sostituire il vecchio articolo quattro della legge nove maggio del 1932, n° 574 - finanzia programmi di reinserimento in favore di detenuti ed internati, programmi di assistenza ai medesimi ed alle loro famiglie e progetti di edilizia penitenziaria finalizzati al miglioramento delle condizioni carcerarie”. Un piccolo ritocco che però ha permesso al governo di mettere le mani su fondi preziosi per la costruzione delle nuove carceri.

Tralasciando il problema economico, il nuovo Piano carceri presenta altre anomalie. “La continua crescita della popolazione carceraria – spiega Manconi – è da ritenersi un'utopia negativa. I nostri politici sono convinti che avere le prigioni piene di gente sia sinonimo di sicurezza. Se però il diritto penale non viene riformato, l'aumento dei detenuti può divenire illimitato. Bisogna pensare a diminuire il numero dei comportamenti che possono essere definiti reati e ridurre i crimini punibili in cella. Servirebbero due semplici riforme che permetterebbero l'abolizione del reato di clandestinità e la revisione della legge sull'uso di sostanze stupefacenti”. Altro punto della riforma Ionta che non trova d'accordo Manconi è il ricorso all'edilizia privata per la realizzazione delle nuove 24 strutture penitenziarie. “L'ingresso dei privati potrebbe al limite sveltire le pratiche di costruzione – conclude Manconi – anche se l'esperimento innescherebbe una corsa all'appalto molto pericolosa. Non dimentichiamoci inoltre che la prima tangentopoli italiana è stata quella delle carceri d'oro e che il tentativo di coinvolgere i privati è già fallito una volta, quando era ministro della Giustizia Roberto Castelli”.

Benedetta Guerriero

Parole chiave: detenuto, carcere, ammende, fondi, ministro
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Italia