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E' prevista per il primo pomeriggio di oggi l'esecuzione di Safar Angooti, ventenne condannato all'impiccagione per aver ucciso, quando era ancora minorenne, un rivale in amore. A meno di una settimana dall'esecuzione di Behnoud Shojaee, condannato anch'egli per un crimine commesso in minore età, s'infiammano proteste della comunità internazionale e delle organizzazione umanitarie per il destino di Angooti. Secondo Iran Human Rights, associazione per la difesa dei diritti nella Repubblica Islamica, la misura nei confronti di Angooti rappresenta una palese violazione della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dell'infanzia di cui l'Iran è Paese firmatario. Il testo del trattato proibisce di infliggere la pena di morte per i crimini commessi prima dei 18 anni. La legge iraniana però punisce come se fossero adulti i bambini a partire dai 15 anni e le bambine dall'età di 9 anni. Le proteste internazionali e l'attenzione riservata al caso da parte dei media hanno evitato che Angooti fosse impiccato lo scorso 6 maggio e poi una seconda volta. Dal secondo rinvio il giovane si trova in cella d'isolamento nel carcere di Rajaee Sahhr a Evin (ovest di Teheran) dove è in attesa della sua pena.
Con lui verranno giustiziati, sempre per impiccagione, altre cinque persone fra cui Soheila una donna di 30 anni rea di aver ucciso tre anni fa il figlio neonato.