24/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Democratici e socialisti trovano l'accordo. Dopo l'ok del governo, la 'Proposta Vojvodina' passa all'esame del Parlamento

Si tratta di attendere pochi giorni, al massimo una decina, e poi dopo un anno di travagli la bozza dello statuto che allarga le autonomie territoriali della Vojvodina dovrebbe arrivare all'esame del Parlamento serbo.

L'armonizzazione della bozza. Il Partito Democratico (Ds) ha incassato l'assicurazione dal Partito Socialista (Sps) che in sede del Consiglio dei ministri approverà il documento preparato dai democratici. L'accordo è stato raggiunto solo qualche giorno fa e i vice presidenti dei due partiti Bojan Pajtic (Ds) - che fa capo al presidente Boris Tadic - e Zarko Obradovic (Sps) - braccio destro di Ivica Dacic - hanno riferito che la Proposta di Statuto per la Vojvodina passerà al voto in Parlamento molto presto. Le trattative sono state effettuate a denti stretti e l'approvazione dei socialisti arriverà solo in quanto i democratici del Primo ministro Mirko Cvetković hanno garantito una "armonizzazione" del testo approvato dal parlamento della Vojvodina il 15 ottobre di un anno fa. Secondo le prime indicazioni comparse sul quotidiano Blic, dal documento spariranno le disposizioni che prevedono "Novi Sad come capitale", così come non ci sarà la possibilità per la regione settentrionale della Serbia di chiedere l'apertura di un ufficio a Bruxelles. Inoltre dal punto di vista amministrativo, il Consiglio della Vojvodina non vestirà i panni né il titolo di "Governo della Vojvodina", bensì di Amministrazione della Provincia che non avrà il potere di approvare leggi attribuite dalla Costituzione allo Stato centrale, né di indire referendum popolari. Così come gli accordi che verranno conclusi in autonomia avranno carattere interregionali e non internazionali. Dovrebbero essere così superati i tentennamenti dei socialisti che temevano l'instaurazione di uno stato all'interno di un altro stato. Da sempre, infatti, Ivica Dadic esprime il suo appoggio per concedere una larga autonomia alla Vojvodina, ma mai voterebbe uno statuto separatista.

Resistenze permanenti. Oltre alle scontate barricate alzate dai nazionalisti dei Dss di Vojislav Kostunica e dei radicali (Srs), il governo dovrà superare anche le critiche mosse dalla influentissima Chiesa Ortodossa Serba. In una lettera inviata al Consiglio dei ministri, il Patriarcato ha avvisato sui rischi che si correranno approvando un documento in contrasto con la Costituzione che potrebbe condurre alla disgregazione della Serbia. Ma il presidente Boris Tadic, che ha insistito perché la questione della Vojvodina rimanesse un affare interno e non venisse internazionalizzato, ha dichiarato di aver lavorato e di lavorare per un'autonomia che "non metta in discussione l'integrità e la stabilità della nazione".

Le ragioni dell'autonomia. La Provincia Autonoma della Vojvodina venne istituita alla fine della guerra, nel 1945. Nel 1974 Tito, nel concedere una maggiore autonomia finanziaria per accelerare lo sviluppo delle singole repubbliche, attribuì anche a Vojvodina e Kosovo (l'altra provincia autonoma) le stesse prerogative. Slobodan Milosevic, nell'1989 compresse prima e revocò poi le autonomie delle due provincie per frenare i movimenti separatisti che avevano preso a operare dopo la morte di Tito. Sebbene dopo la caduta di Milosevic la Vojvodina abbia riacquistato una certa autonomia, l'amministrazione di Novi Sad non ha mai ritenuto soddisfacenti le prerogative concesse alla provincia, considerando che nonostante il 40  per cento delle entrate nelle casse di Belgrado arrivino dalla comunità multietnica (serbi e ungheresi in maggioranza), il budget di ritorno non sfonda mai la barriera del 5 percento. Stando agli ultimi sondaggi, la quasi totalità degli ungheresi (il 15 percento dei due milioni di abitanti) voterebbe per l'indipendenza della Vojvodina, mentre il 55 percento (compresa dunque una buona parte dei serbi) ambisce a un forte decentramento dal governo di Belgrado.    

 

 

Nicola Sessa

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