11/11/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo pensa all'edilizia privata per velocizzare le pratiche di costruzione dei penitenziari

I detenuti rinchiusi nelle carceri italiane hanno raggiunto le 65.000 unità e ben 138, dall'inizio del 2009 ad oggi, i carcerati morti per suicidio, assistenza sanitaria carente, overdose, cause non chiarite. In 10 anni nelle prigioni italiane sono morte più di 1.500 persone, di cui oltre un terzo per suicidio. Sessantacinque mila detenuti costituiscono una cifra record che però sembra non soddisfare ancora il nostro governo che per risolvere il problema del sovraffollamento pensa alla creazione di ventimila nuovi posti entro il 2012.

La stesura del Piano carceri è stata affidata a Franco Ionta, capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, e prevede la creazione di quarantotto nuovi padiglioni in carceri già esistenti, la ristrutturazione di due istituti penitenziari e la costruzione di altre ventiquattro strutture di reclusione per un totale di un miliardo e trecento euro. Dove e in che modo verranno trovati i soldi è un particolare sul quale il governo non ha ancora fornito indicazioni. Non ha avuto successo il tentativo fatto dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, di rivolgersi alla Commissione europea per ottenere dei fondi per la realizzazione delle nuove strutture carcerarie. Jacques Barrot, il commissario europeo alla Giustizia, ha infatti risposto ad Alfano che l'Unione non prevede lo stanziamento di soldi per questo tipo di problematiche. Il guardasigilli non si è fatto intimidire e ha fatto presente ai membri della commissione che più del trenta per cento dei detenuti rinchiusi nelle prigioni italiane sono stranieri e che quindi si tratta di un problema che deve essere affrontato a livello di Unione. Le proteste di Alfano non hanno comunque messo in discussione la decisione della Commissione europea che ha ribadito fermamente il proprio no.

Sembra destinata ad avere maggiore successo l'altra proposta suggerita dal governo per reperire i fondi che prevede il coinvolgimento dell'edilizia privata. Secondo il ministro Alfano l'apertura ai privati è una trovata rivoluzionaria che non solo velocizzerà le pratiche ma creerà nuovi posti di lavoro. E tra i tanti progetti già presentati ha destato molto scalpore quello del carcere galleggiante per quattrocento detenuti da realizzarsi a Genova. La grande chiatta galleggiante verrebbe ad essere una “struttura leggera”, in cui rinchiudere i detenuti condannati a una pena di pochi giorni o in attesa di trasferimento verso altri penitenziari. Una struttura di passaggio, quindi, che andrebbe a rallentare o comunque ad intralciare il già complesso e poco flessibile sistema carcerario italiano. La costruzione del carcere galleggiante, se la proposta venisse accettata, spetterebbe alla Fincantieri, principale azienda italiana attiva nella cantieristica. La contrazione economica ha però rallentato la produzione dell'azienda che con questa nuova commessa conoscerebbe una notevole ripresa dell'attività.

Maggiore successo ha invece riscosso la proposta di Ionta di rivedere l'articolo 385 del codice penale. La modifica consentirebbe ai detenuti con pene inferiori all'anno di uscire di galera nel caso in cui riescano a dimostrare di avere un lavoro, un'abitazione e sempre a patto che il giudice acconsenta ad accordare le misure domiciliari. Nonostante le critiche di quanti sostengono che questa modifica porterebbe de facto a un nuovo indulto, sarebbero in realtà pochissimi i detenuti in possesso dei requisiti richiesti. L'attuale riforma carceraria non fornisce ancora una volta delle risposte alle necessità carcerarie ma si limita a fornire dei palliativi, con la conseguenza che il problema carceri andrà sempre più aggravandosi.

Benedetta Guerriero

Parole chiave: carcere, ministro, detenuti, Ionta, riforma
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Italia