20/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggio tra speranze e delusioni, tra problemi e soluzioni, di un Paese alla ricerca di se stesso

Scritto per noi da

Nicola Zonin

."In spiaggia non c'è futuro. E' bassa stagione. Non ci sono turisti. Non si può vivere in questo modo. Non c'è futuro qui." Con un sorriso non abbastanza abile a nascondere l'inquietudine, un giovane venditore di souvenir per turisti cerca attenzione, mentre il sole del mattino splende sulla sua pelle bruna nella spiaggia di Diani, un'incantevole paradiso tropicale a qualche chilometro da Mombasa, nel sud-est del Kenya.

"Non so che fare per cambiare le cose qui nel mio villaggio", riferiva invece un giovane dall'aria intelligente, sulle rive del fiume Tana, che bagna il villaggio di Ozi, nella parte Nord della costa keniota. "Vado a pescare ogni giorno con i miei fratelli fin da quando sono bambino, ma non faccio molto più di questo. In realtà non so che fare della mia vita, il tempo sembra immobile qui, ogni giorno uguale, l'unica costante è la preoccupazione di come procurarsi il cibo quotidianamente: non c'è nulla da fare, come posso fare per cambiare le cose qui?". Ozi è uno dei molti villaggi keniani dove l'elettricità è ancora un miraggio, dove radio e televisione sono semplici parole e dove le uniche novità, sono le mensili visite di un Ong ambientalista di Mombasa. Questa organizzazione, con fondi di provenienza tedesca, sta costruendo una sorta di "ufficio della pesca", all'interno del quale ogni membro della comunità può usufruire di determinati servizi. In questo modo, tutti i pescatori di Ozi avranno presto un punto di riferimento, un punto di ritrovo nel quale spartirsi i pesci, gli attrezzi per la pesca e le proprie rispettive conoscenze, maturando così un clima di collaborazione e solidarietà.

Le idee non mancano nella zona costiera keniota, molte organizzazioni umanitarie cooperano con le comunità locali, costruendo scuole, ospedali ed edifici di utilità pubblica. Purtroppo a questi sforzi iniziali, non sempre seguono concreti programmi di sviluppo. A Ozi per esempio, l'unica scuola del villaggio rimane molto spesso chiusa, a causa della mancanza di insegnanti e di manutenzione. Lo stesso discorso può essere fatto per il piccolo studio ospedaliero, il quale rimane vuoto a volte per interi mesi, per mancanza di un dottore.

Nonostante ognuno sembri essere al corrente del fatto che le cose non vadano esattamente per il verso giusto, sono in pochi a riflettere realmente su come ciò sia anche determinato dal loro stesso comportamento. In pochi si domandano quali azioni concrete possano portare a un sostanziale progresso, per costruire un villaggio, un paese migliore. La mentalità del pole pole (con calma in swahili) è dilagante ed è una delle cause principali dell'arretratezza e della lentezza del progresso. E' una sorta di fattore culturale forse non desiderato, ma totalmente radicato nella quotidianità, che condanna i cittadini ad indugiare eccessivamente sulle proprie azioni personali.

La maggior parte dei kenioti crede che il principale colpevole della lentezza dello sviluppo sia il clima torrido ed austero, che non dà vita facile all'agricoltura, devastando talvolta i raccolti e di conseguenza il mercato degli agricoltori; altri invece si avvicinano maggiormente a quelli che sono i veri problemi, lamentandosi costantemente dell'ipocrisia della classe politica e dell'alto livello di corruzione esistente ai più alti livelli. In effetti, quest'ultimo fattore sembra essere tra i più vicini a chiarificare l'immobilità dello sviluppo, basti pensare che recentemente il responsabile nazionale del servizio anticorruzione in Kenya, è stato rimosso dal suo incarico, quando è emerso che il suo salario sfiorava i 300 mila euro all'anno, mentre lo stipendio medio di un keniano si assesta all'incirca intorno ai 700 euro annui.

Queste cifre invitano a riflettere a riguardo di un altro, altamente rilevante, problema keniano: l'enorme dislivello tra ricchi e poveri. La classe politica e affaristica del Paese, concentrata principalmente nelle grosse città di Nairobi e di Mombasa, controlla in modo pressoché totale, la ricchezza del paese.
A fare da contraltare a questa classe eccessivamente agiata, sono quei quattro milioni di persone, che secondo il World Food Program delle Nazioni Unite, hanno urgente bisogno di cibo. Le persone più deboli dei villaggi più sperduti del Paese spesso non sopravvivono alle nuove ondate di siccità, come quella che si è abbattuta violentemente nel Nord del paese in questi mesi.

Vivendo a stretto contatto con le persone, per le strade di Mombasa, nel sud-est del Kenya, questa ineguaglianza strutturale non sorprende poi nemmeno troppo. La ricchezza è per ognuno una chimera da perseguire ad ogni costo, talvolta anche in modo cieco e disordinato. La maggior parte delle persone ha vissuto la propria intera vita in condizioni di povertà ed è oggi convinta che il benessere derivi dal guadagno e che quindi il denaro porti alla risoluzione dei problemi. A mancare in realtà, tra la popolazione, è uno spirito di unità, un desiderio comune di andare oltre alle difficoltà insieme, di superare insieme la situazione critica e di riappropiarsi delle ingenti risorse del Paese, un desiderio collettivo di unirsi e chiedere riforme, giustizia, educazione, progresso.

La mentalità individualistica che si può captare nelle discussioni per le strade delle città, tra la gente povera e senza tetto, è in maniera semplice e sorprendente la stessa mentalità che i potenti del paese adottano nel governare. La coalizione di governo attuale Kibaki-Odinga, è rinomata per dare la prevalenza agli interessi familiari, etnici ed economici, piuttosto che a quelli popolari. Purtroppo quest'incompetenza politica può essere rintracciata in quasi tutti i governi avvicendatisi al potere dall'indipendenza dello stato ad oggi, partendo proprio dalla famiglia Kenyatta, ancora attualmente proprietaria della maggior parte delle terre del Paese.

Un cambiamento oggi è più che necessario, Kofi Annan è tornato a sua volta ad esprimersi sulla situazione keniana, inviando severo un messaggio al paese, lo scorso sette ottobre: "Il Paese sta "flirtando con il disastro se ritarderà a fare le riforme necesarie", ha affermato l'ex segretario generale della Nazioni Unite.
Annan ha chiarito di attendersi sinceramente che la Corte penale internazionale dell'Aja si affretti ad occuparsi di accusare i "big men" colpevoli di aver orchestrato il massacro che ha causato la morte di più di mille persone lo scorso Gennaio 2008, dopo le discusse elezioni presidenziali.

Kofi Annan era stato proprio colui che, nell'agitato e violento periodo post-elettorale, negoziò con i leader degli opposti schieramenti per creare la coalizione attualmente governante, per salvare il paese dal disastro.

L'atteggiamento positivo con cui Annan promosse tale risoluzione sembra essere svanito oggi, alla luce del totale fallimento della coalizione e alla perseveranza dei leader nel curare i loro interessi economici e i loro favoritismi tribali anziché cercare di risolvere i gravi problemi attuali: gli episodi di violenza in aumento, ad opera di disperate frange della popolazione, le ondate di siccità che lasciano alla fame migliaia di persone e tutti gli altri milioni di persone che chiedono riforme, strutture ed educazione, per guardare al futuro con speranza e per costruirsi un domani con le proprie mani.

"In Kenya si vive in una condizione in cui è impossibile predire cosa i governanti diranno domani, perchè sarà senz'altro diverso da quello che hanno detto oggi. Non voglio avere nulla a che fare con la politica, nemmeno votare. Ho votato per la prima volta nel 2008 e giuro che non voterò mai più. Troppe cose malvage sono successe, troppa sofferenza, troppa follia. Preferisco cercare di arricchire il modo di pensare delle persone che mi sono accanto e non aspettarmi nulla più". Queste le parole di Olpha, una giovane ragazza impiegata in una Ong in Kenya, nel tentativo di realizzare il suo sogno di vivere in un paese più stabile, un Paese che condivida come lei, il desiderio di crescere.

 

Parole chiave: kenya
Categoria: Diritti
Luogo: Kenya