20/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Francisco Santos si è detto disponibile a ogni indagine, per far luce sulle affermazioni di Mancuso, leader Auc, secondo lui strumentalizzate a fini politici

di Simone Bruno


Il nuovo vicefiscal generale Fernando Pareja ha revocato la decisione che impediva di indagare Francisco Santos per presunti vincoli con i paramilitari e per il suo presunto ruolo di instigatore del bloque capital delle Auc (Autodefensas unidas de Colombia). Il vicefiscal ha stabilito che le indagini di cui fu oggetto Santos, braccio destro del presidete Alvaro Uribe, non fu seria, ebbe una scarsa raccolta di prove e una inadeguata valutazione delle stesse. Quindi, ha ordinato che il processo venga riaperto, con la partecipazione, questa, dei testimoni chiave: i capi paramilitares Salvatore Mancuso, Diego Fernando Murillo alias Don Berna, Jorge 40 e Fredy Rendón Herrera alias ‘el Alemán'.

Santos fu coinvolto nello scandalo della parapolitica da uno dei massimi capi delle Auc, l'italo-colombiano Salvatore Mancuso. Secondo quanto riferito da Mancuso nel maggio 2007 durante il processo di Giustizia e Pace (la legge che regola il processo di pace con le Auc), Santos si riunì in svariate occasioni con i capi paramilitari e in molte di queste riunioni appoggiò l'idea di creare un bloque capital dei paracos a Bogota.

Il 29 giugno 2009 il Fiscal general, Mario Iguaran, ordinò di portare avanti le indagini e il 21 agosto 2008 proferì una risoluzione inibitoria a favore di Francisco Santos. Il 2 settembre, la Comisión Colombiana de Jurista (Ccj), una Ong riconosciuta dall'Onu, impugnò la decisione dichiarandosi parte civile.

Salvatore Mancuso parla di almeno cinque riunioni tra Carlos Castaño, capo delle Auc ormai deceduto, e Santos, e in tre di queste si parlò del bloque capital. La prima avvenne tra il 1996 e il '97, nel villaggio rurale Volador a Tierra Alta, dipartimento di Cordoba. Nella sua relazione Mancuso afferma: "Santos si compiacque del modello che gli illustrammo su come funzionavamo a Cordoba e ci spiegò che era interessato a far sì che le Autodefensas esportassero il medesimo metodo a Bogotá. [...] in seguito ai suggerimenti del dottor Santos, Carlos ordinò di metter su a Bogotá il bloque capital". La seconda riunione di cui viene riferito si svolse nella medesima vereda e Santos insisté sul medesimo tema. Una terza riunione, sempre secondo Mancuso, avvenne a Valledupar, nel 1997: "La organizzò il comandante Jorge 40 e furono sorpresi nel vedere che io già conoscevo Pachito (è il soprannome confidenziale di Francisco Santos), e che ci salutavamo con un abbraccio e che ci chiamavamo lui Mono e io Pachito. Fu allora che mi chiese come procedeva la formazione del bloque capital".

Gli altri capi delle Auc chiamati in causa da Mancuso hanno confermato le riunioni e ora saranno ascoltato dal vicefiscal Pareja in un faccia a faccia con Santos.

Nel frattempo i capi paramilitari smobilitati nel processo di Justicia y Paz sono stati estradati negli Stati Uniti. Gustavo Gallon, presidente della Ccj, contattato via telefono, ha dichiarato che questo sta complicando molto i processi in Colombia. Gallon ha spiegato anche che la decisione del vicefiscal "è una decisione molto importante, perché le indagini vennero chiuse e dopo venne apposta una clausola inibitoria senza fondamento".
La difesa di Santos ha ammesso che le riunioni con i capi militari avvennero, ma ha precisato che si svolsero quando l'attuale vice di Uribe era a capo della redazione del giornale di famiglia El Tiempo. Riunioni, dunque, dettate da fini giornalistici su temi anche umanitari, secondo la difesa.
Lo stesso Santos ha diffuso una dichiarazione nella quale afferma: "Rispetto la decisione del vicefiscal e mi rendo disponibile a cooperare in tutte le indagini [...] Pretendo però un'indagine veloce ed efficace che metta fine una volta per tutte a queste affermazioni e che non permetta che si mantenga aperto sulla base di calunnie un processo per far sì che venga utilizzato politicamente da chi a più interesse a denigrare il Governo invece che considerare il diritto delle vittime e del paese alla verità".

I capi paramilitares negli Usa, intanto, stanno lamentandosi per le difficoltà riscontrate nel collaborare con la giustizia colombiana. Nella sua decima udienza libera dagli Usa, Mancuso ha letto un documento di 19 pagine diretto alla Corte Suprema di Giusizia della Colombia, alla Corte penale internazionale e alla Corte interamericana dei diritti umani, dove dichiara di non poter continuare a parlare liberamente, a causa delle minacce ai suoi familiari in Colombia. Quindi sostiene che la sua estradizione, e quelle di altri capi Auc smobilitati, sia avvenuta dopo che ha cominciato a confessare "le prime verità".

Testo tradotto da Stella Spinelli