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Un miliardario di centrodestra, proprietario di tv, compagnie aeree e squadre di calcio; un ex presidente democrastiano figlio del fondatore della Dc cilena; un giovane dissidente di centro sinistra, battitore libero, ma figlio di una storia anti-fascista chiara e forte; e infine l'espressione dei partiti e delle forze sociali, umanitarie, comuniste, ma anche lui ex socialista. Si tratta di Sebastian Pinera, Eduardo Frei, Marco Enriquez-Ominami e Jorge Arrate. Eccoli i candidati alla presidenza della Repubblica del Cile, che il 13 dicembre si sfideranno per succedere a Michelle Bachelet, la donna presidente che uscirà da La Moneda con il 76 percento dei consensi e il cui appoggio sarà dunque determinante per sbaragliare la concorrenza.
Il miliardario, laurea in economia alla cattolica di Santiago, master ad Harvard, è il leader della Coalizione per il cambiamento. Proprietario unico del canale tv Chilevision, ha anche il 27 percento delle azioni della compagnia aerea Lan Chile e il 15 percento della squadra di calcio della capitale Colo-Colo, che ha al suo attivo una bella serie di vittorie nazionali e internazionali. Per Pinera, no è la prima volta che anela a La Moneda. Ci provò già nel 1992, subito dopo la fine della dittatura di Augusto Pinochet. Fu però una corsa alquanto breve la sua, in quanto venne incastrato da una registrazione in cui cercava di bloccare la scalata politica di un compagno del suo stesso partito. Quindi puntò più in basso e per anni è entrato e uscito dal Senato, ha lavorato in molte commissioni parlamentari e ha capeggiato dal 2001 al 2004 il partito di Renovacion Nacional. Fino al 2005, quando ha ritentato l'assalto alla presidenza, finendo al ballottaggio proprio con la Bachelet, socialista e candidata della Concertacion, l'alleanza dei partiti di centro e della sinistra moderata che da venti anni governa il paese post-Pinochet. Il prossimo 13 dicembre, dunque, ci riprova per la terza volta, in un Cile molto diverso però, principalmente a livello politico, dato che l'invincibile alleanza di centro-sinistra si presenta per la prima volta divisa.
I Cristiano-Democratici, il Partito per la Democrazia, i Socialisti e i Radicali, i quattro della Concertazione, sono talmente divisi che minano la tenuta della storica coalizione e il risultato è non solo tre candidati socialisti che concorrono l'uno contro l'altro, ma il non aver scelto quale diretta espressione della Concertacion un uomo abbastanza carismatico e forte da convincere gli elettori. Dopo il rifiuto di Ricardo Lagos, altro ex presidente, e del Segretario Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani, Josè Miguel Isulza), riecco Frei, espressione della mancanza di rinnovamento interno, di una classe politica espressione del nuovo Cile. Che invece è incarnato da Enriquez-Ominami, figlio dello storico leader del Movimento di Sinistra Rivoluzionaria Miguel Enríquez e della giornalista Manuela Gumucio. Il padre naturale è stato ucciso durante la dittatura militare del generale fascista Augusto Pinochet. Per questo motivo fu adottato dall'attuale senatore del PSCH Carlos Ominami e che è comunque un indipendente che canalizza i giovani, gli scontenti, coloro che hanno voglia di un cambiamento vero e bisogno di un Cile più progressista, più al passo con i tempi. Gli ultimi sondaggi lo danno infatti in sorprendente ascesa, raggiungendo un 17 percento, contro lo stabile 28 su cui si è arenato Frei. Irraggiungibile ancora dunque il 37 che sta raccogliendo Pinera. Il quale, dunque, è il favorito, pur non riuscendo quasi sicuramente a ottenere una vittoria al primo turno. Decisivo, dunque, sarà lo schieramento al ballottaggio e il nome di chi ne sarà escluso. Lo scenario più probabile è un testa a testa Pinera e Frei, ed è però anche quello che sembrerebbe rivelarsi più propizio per la il centro-destra. Chi sostiene Ominami difficilmente voterà per un uomo del passato come Frei, preferendo astenersi. Altra cosa, invece, il duello Ominami-Pinera, in quanto il giovane regista riuscirebbe a racimolare i voti per risalire la china e tentare di rosicare la percentuale dei voti, avvicinandosi in maniera spaventosa alla vittoria.
Poca considerazione nei sondaggi ha l'altro ex socialista, Jorge Arrate, la coalizione di sinistra Juntos Podemos Más, lanciata dagli umanisti di Tomas Hirsch (che stavolta però hanno deciso di appoggiare Ominami sganciandosi dalla coalizione). Arrate è l'ex Ministro del Lavoro e dell'Istruzione nei primi governi della democrazia (è stato anche Ministro di Frei).
Che Enriquez-Ominami diventi presidente del Cile nel 2010 è dunque utopia. Nonostante il paese sia ormai un posto dove il divorzio è diventato legale, dove le istanze sociali hanno guadagnato dignità nelle diatribe sul lavoro, dove donne e minoranze sono ormai al centro dei dibattiti, non c'è ancora il terreno per tutto quello che il figlio del leader rivoluzionario rappresenta. Eppure c'è bisogno di andare avanti su questa strada, come lo dimostra tutto l'appoggio che riscuote l'uscente Bachelet e come lo gridano i sondaggi che riguardano i suffragi per Frei, fermo su un impassibile 38 percento. Quindi, vada come vada, il giovane indipendente rappresenta il futuro del paese, in quanto, se questi sessanta giorni non porteranno una improbabile rivoluzione, il centro-sinistra ne uscirà comunque sconfitto e quindi bisognoso di raccogliere i cocci e reinventarsi, sulla base degli errori del passato, degli insegnamenti del presente e delle esigenze della società. Magari puntando sul 36enne Marco, che, per la sua giovane età, non ha avuto le mani in pasta nei tanti errori del passato. Un uomo che chiede un Cile davvero diverso, favorevole al matrimonio tra gli omosessuali, all'aborto, allo sviluppo delle energie rinnovabili, e che garantirebbe alla Bolivia il promesso sbocco sul mare con un'enclave senza sovranità. Quando sarà pronto il Cile per un presidente così, che molti hanno definito Obaminami, ossia l'Obama del Cile?
Stella Spinelli