La testimonianza di tre giovani che, in viaggio in moto per l’America Latina,
si sono trovati per caso ad assistere, filmare e denunciare i tragici scontri
fra manifestanti e polizia in Guatemala, durante i cortei contro la ratifica del
Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti.

"Mentre stavamo per uscire dal Guatemala ed entrare in Messico, sul Ponte Naranjales
in Colotenango, nel dipartimento di Huehuetenango, ci siamo imbattuti in un gruppo
di manifestanti. Erano le 9.30 del mattino.
Ci siamo fermati proprio davanti alla barricata. Per scoprire cosa stava succedendo,
abbiamo parlato con la gente, chiesto qua e là, curiosando: stavano protestando
contro la ratificazione dell’accordo di libero commercio internazionale, il
Trattato di Libero Commercio (Tlc).
Il trattato era stato ratificato il giovedì precedente e la gente aveva
riempito le strade da subito, in ogni parte del Paese. Ci hanno raccontato che, nella sola Città del Guatemala,
erano quasi in 30mila a protestare, mentre tante barricate avevano bloccato il
commercio del paese.
Era uno di questi blocchi quello che avevamo incontrato.
Alle 14 gli eventi sono precipitati. La voce dell’imminente arrivo di polizia
ed esercito si è sparsa velocemente. La gente ha cominciato ad agitarsi.
Dopo alcuni minuti, uno degli organizzatori si è avvicinato dicendoci di passare,
di andare oltre. È visibilmente teso, “sbrigatevi”, ripeteva. Abbiamo ripreso
rapidamente le nostre moto e ci siamo fatti strada attraverso la folla.
Dopo aver spostato le nostre moto a quella che pensavamo fosse una distanza di
sicurezza, siamo tornati a piedi sul luogo della dimostrazione. I nostri orologi
segnavano le 2.21.

Nel vederci nuovamente lì si sono sorpresi. Hanno detto che sarebbe venuta la
polizia e che dovevamo andarcene. Ma la nostra presenza, le nostre macchine fotografiche
potevano essere loro di aiuto, in qualche modo. E siamo rimasti.
Hanno accettato di farci avanzare fino alle prime linee, armati dei nostri obiettivi.
Approssimativamente alle 2.30 abbiamo visto la polizia – alcuni con l’ingranaggio
e le protezioni antisommossa – avanzare lentamente, accendere fumogeni e diffondere
gas lacrimogeno in tutte le direzioni.
In poco tempo il fumo ha coperto i manifestanti. La gente appostata sulle alture
ha quindi lanciato pietre contro gli agenti che avanzavano, costringendoli a rompere
le fila e a rifugiarsi dietro gli edifici vicini.

A questo punto, un ufficiale ha sparato due colpi in aria, poi ha puntato la
pistola nella nostra direzione*. L’effetto è stato drammatico.
Si è scatenato un fuggi fuggi generale. Alcuni sono caduti. In pochi minuti l’intera
folla si è dissolta dal luogo della barricata. Un gruppo di gente, però, ha cominciato
a gridare: “C’è un ferito. Qui c’è un uomo ferito”. Avendo esperienza di primo
soccorso, ci siamo fatti largo tra i manifestanti fino all’uomo sofferente. Abbiamo
fatto del nostro meglio per medicargli la ferita. Era stato colpito da un proiettile.
Caricato il ferito su un’auto, siamo stati colpiti da gas lacrimogeno che
ha disperso anche quell’ultimo piccolo gruppo di soccorritori.
Poi la gente si è raggruppata nuovamente ed è tornata ad avanzare compatta. La
polizia ha quindi cercato di schierarsi, nonostante la pioggia di pietre continuasse.

Pian piano si è diffusa la voce che le forze dell’ordine stavano fuggendo. Si
stavano ritirando.
Ma con la calma, il dramma: Juan López Velásquez, uno dei manifestanti
è rimasto a terra, ammazzato dalla polizia. I bossoli dei proiettili erano
sparpagliati tutti intorno al suo corpo.
Una cartuccia da 9mm si era posata nella piega dei pantaloni. All’improvviso
un’altra ondata di fumogeni. Non tutti gli agenti, evidentemente, se n’erano andati.
La maggior parte dei manifestanti fuggiva ora sul ponte alla nostra sinistra,
mentre noi tre siamo fuggiti a destra per arrivare alle nostre moto. Ci siamo
allontanati scattando fotografie.
Gli scontri non erano finiti. Abbiamo deciso che fosse più saggio spostare le
moto più lontano. Ed è stato in quel momento che un passante ci ha informati di
un altro contadino morto in ospedale per le ferite riportate. Anche lui colpito
dalla polizia.
Due morti e 9 feriti, quindi, e tutti civili disarmati.
La polizia, intanto, non si era ritirata, bensì riunita con i militari per formare
una linea unica contro la folla dei manifestanti.
Il giorno dopo abbiamo saputo che l’uomo che abbiamo soccorso è morto nella notte,
a causa delle complicazioni a un polmone lesionato dal proiettile.
Tre morti, dunque. E alcuni civili feriti versano in condizioni gravissime".