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Sono almeno ventinove le vittime dell'attacco suicida avvenuto nella città di Sarbaz, nella provincia del Sistan-Blucistan, nell'Iran sud orientale. Un convoglio di Pasdaran, le milizie rivoluzionarie, è stato travolto in pieno quando un attentatore si è fatto esplodere nelle strade della città.
Chi sono i Pasdaran? Tra le vittime almeno sei ufficiali, tra i quali il generale Nurali Shushtari, comandante vicario delle forze di terra dei Guardiani della rivoluzione, e il generale Mohammadzadeh, comandante dei Pasdaran per la provincia Sistan-Baluchistan. Il convoglio era diretto a un incontro con i leader tribali della zona.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionario Islamico, i Pasdaran in lingua farsi, noti all'estero come Guardiani della Rivoluzone, sono una formazione militare nata nel 1979, quando la rivoluzione ha rovesciato la monarchia in Iran ed erano il ‘braccio armato' dei religiosi a guida della sommossa.
Legati direttamente alla Guida Suprema della Rivoluzione, il grande ayatollah Ali Khamenei, dopo la fase sovversiva, i Pasdaran sono stati inquadrati nel corpo delle forze armate dello Stato, per controllare i militari di formazione classica guardati da sempre con sospetto dagli ayatollah (il padre dello Scia deposto era un militare di carriera) e per garantire una forza di reazione rapida, addestrata e molto fedele alla linea religiosa in caso di attacco esterno. Gli effettivi inquadrati nel corpo militare c
onta su 300mila uomini, divise in forze aeree, navali e di fanteria. All'interno del corpo dei Pasdaran, s'inquadrano anche milizie di volontari religiosi, chiamate basiji, che si sono distinti per brutalità e impunità durante le sommesse scoppiate dopo il voto presidenziale in Iran del giugno scorso. Sia i basiji che i Pasdaran sono investiti del compito di vigilare sull'applicazione del codice islamico.
Una regione turbolenta. L'attacco, per ora, ha suscitato solo indignazione e rabbia nelle istituzioni iraniane. Il comando dei Pasdaran ha diffuso subito un comunicato nel quale, dopo aver celebrato i suoi martiri, accusa potenze straniere di aver architettato l'attentato. In particolare, nel testo, si afferma che Londra è direttamente coinvolta nell'attacco. Ali Larijani, presidente del Parlamento ha invece accusato gli Stati Uniti di essere gli ispiratori della strage. Dopo la rabbia, però, il governo di Mahmoud Ahmadinejad (pasdaran lui stesso in passato e ritenuto il punto di riferimento politico delle divisioni) avrà da riflettere sulla situazione della regione del Sistan-Baluchistan, ai confini con il Pakistan. La provincia, infatti, è abitata dalla minoranza dei Baluchi, islamici di religione sannita e di origine araba (i persiani non sono arabi), in un Paese come l'Iran dove oltre il 90 per cento della popolazione è di confessione sciita. I Baluchi denunciano, da sempre, di essere discriminati e un grupp armato chiamato Jundullah (Soldati di Dio) e attivo da tempo nella regione, con attentati e rapimenti di agenti dei servizi di sicurezza. Il più grave attentato prima di quello odierno risale al febbraio del 2007, quando undici Pasdaran vennero uccisi in un agguato contro l'autobus su cui viaggiavano.
Il Corano e la droga. Secondo Teheran, dietro Jundallah ci sono gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (il fratello di uno dei leader lo ha dichiarato in diretta tv in Iran), che utilizzano il gruppo per destabilizzare il regime degli ayatollah. Questo sospetto rimane nell'ambito della politica, mentre il fatto che il Sistan-Baluchistan sia lo snodo principale de traffico internazionale della droga sulla rotta dall'Afghanistan all'Europa è un dato certo. Ogni giorno, nella zona, polizia di frontiera, militari e Pasdaran combattono una guerra sena quartiere alla criminalità dei passatori, che introducono nel Paese i carichi di oppio in transito dall'Afghanistan.
All'interno dei Pasdaran ci sono tanti fanatici religiosi, ostili alla droga per fede. Molti altri, però, sono collusi nel traffico internazionale come sono coinvolti nei gangli vitali dell'economia iraniana, attraverso le fondazioni religiose e le partecipazioni nel comparto industriale del Paese. Se i Pasdaran corrotti sono una parte, le guardie di frontiera e i poliziotti hanno forti legami con i trafficanti dai quali vengono arricchiti con le tangenti. Centinaia di sentenze capitali e di roghi della droga sequestrata non ha fermato il racket, che potrebbe essere il reale mandate dell'attacco di oggi, per lanciare un messaggio chiaro ai Pasdaran attivi nella zona. Anche se il regime, alla vigilia dei colloqui di Vienna sul programma nucleare iraniano, cercherà di utlizzare a suo vantaggio l'attentato.
Christian Elia