29/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Due cooperanti in Uganda uniscono divertimento e salute
I bambini durante il gioco. Foto di Guia e Marco.Imparare giocando.  E’ la strada seguita da due cooperanti in Uganda per trasmettere le più elementari norme igieniche ai bambini e ridurre così, almeno in parte, i rischi che ogni giorno minacciano la loro vita e la loro salute. Guia e Marco sono arrivati a Kampala con le loro figlie nell’agosto del 2002, con l’Organizzazione Non Governativa (Ong) italiana Coopi. Marco coordina e promuove le attività dell’Ong in Uganda, Guia segue la componente sociale del progetto in uno slum (quartiere povero) della capitale. E’ proprio nei bassifondi di Kampala che è stato avviato un progetto di gioco, come racconta Guia a PeaceReporter: “Stiamo realizzando un percorso di educazione alla salute con i bambini dello slum di Kamwokya. Li incontriamo nelle scuole che frequentano lì o nei dintorni”.

Negli slum a Kampala. Foto di Guia e Marco. Le regole del gioco. L'obiettivo del gioco è migliorare le condizioni igieniche e sanitarie della vita di tutti i giorni, considerando situazioni  apparentemente banali: come ci si lava i denti o come non si deve buttare la spazzatura nel canale di drenaggio sotto casa.
Guia ci spiega le regole: “Il gioco rappresenta la città di Kampala, ma ne abbiamo fatta una versione anche con la città di Lira, usata con i bambini dei campi sfollati. Tirando il dado si muove la pedina sulle caselle, che sono le strade principali. Ogni volta che si incontra una casella-toilet, si tira ancora il dado, perché la fortuna ci ha assistito e non abbiamo dovuto usare le ‘flying toilets’ (bagni volanti: sacchetti di plastica usati come wc da chi non ha un bagno). Su alcune caselle si incontrano tappi di bottiglia con un numero nascosto all’interno: questo corrisponde a una carta con una domanda su salute, igiene o ambiente”. Prima del gioco vengono infatti distribuite a ciascun giocatore alcune carte numerate: chi arriva sulla casella con il tappo di bottiglia può rispondere alla domanda solo se possiede la carta con il numero corrispondente. “Vince chi per primo risponde e discute insieme con gli altri il contenuto di tutte le carte che ha in mano” continua Guia. “Giocando emerge anche l'importanza di rispettare se stessi come persone, evitando di abusare nell'uso di alcool e di sostanze. Il tutto cantando, ballando, pescando bigliettini e muovendo le pedine sul piano di gioco”.
Un’altra caratteristica del progetto è l’utilizzo di materiali di riciclo: “I giochi sono disegnati sui sacchi usati per la distribuzione di provviste alimentari, le caselle su cui si può rispondere alle domande sono indicate da tappi di bottiglia e le pedine sono cilindretti colorati ricavati dai ritagli delle ciabattine infradito, la scarpa più diffusa in Uganda” racconta ancora Guia.

I bambini italiani e locali a Kampala. Foto di Guia e Marco. Facile e difficile. Dopo l’avvio del progetto, è ora in atto la fase di valutazione dei risultati ottenuti: “In questi giorni stiamo restituendo alle scuole alcuni fascicoli in cui abbiamo ripercorso le attività fatte, il significato educativo, la risposta dei ragazzi e così via. Vogliamo fare un lavoro di follow up, con domande ad alcuni studenti a caso su quanto è rimasto e cosa è cambiato da dopo il nostro incontro. Alle volte la vita in città facilita l'accesso ad alcune cose, come l'uso dello spazzolino e del dentifricio. Alle volte invece rimane un lusso, perché anche ogni tanica di acqua si paga. Nei villaggi è facile procurarsi bastoncini per usarli al posto dello spazzolino, ma nelle zone urbane è difficile anche avere i bastoncini. Rispetto alla cura dell'ambiente nello slum, dopo la sensibilizzazione, abbiamo fatto un lavoro di follow up. La situazione pare sia in continuo miglioramento. Difficile accertare che questo sia proprio merito nostro....” conclude Guia.

 

Valeria Confalonieri

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