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Imparare giocando. E’ la strada seguita da due cooperanti in
Uganda per trasmettere le più elementari norme igieniche ai bambini e
ridurre così, almeno in parte, i rischi che ogni giorno minacciano la
loro vita e la loro salute. Guia e Marco sono arrivati a Kampala con le
loro figlie nell’agosto del 2002, con l’Organizzazione Non Governativa
(Ong) italiana Coopi. Marco coordina e promuove le attività dell’Ong in
Uganda, Guia segue la componente sociale del progetto in uno slum
(quartiere povero) della capitale. E’ proprio nei bassifondi di Kampala
che è stato avviato un progetto di gioco, come racconta Guia a
PeaceReporter: “Stiamo realizzando un percorso di educazione alla
salute con i bambini dello slum di Kamwokya. Li incontriamo nelle
scuole che frequentano lì o nei dintorni”.
Le regole del gioco. L'obiettivo del gioco è migliorare le condizioni
igieniche e sanitarie della vita di tutti i giorni, considerando
situazioni apparentemente banali: come ci si lava i denti o come
non si deve buttare la spazzatura nel canale di drenaggio sotto casa.
Guia ci spiega le regole: “Il gioco rappresenta la città di Kampala, ma
ne abbiamo fatta una versione anche con la città di Lira, usata con i
bambini dei campi sfollati. Tirando il dado si muove la pedina sulle
caselle, che sono le strade principali. Ogni volta che si incontra una
casella-toilet, si tira ancora il dado, perché la fortuna ci ha
assistito e non abbiamo dovuto usare le ‘flying toilets’ (bagni
volanti: sacchetti di plastica usati come wc da chi non ha un bagno).
Su alcune caselle si incontrano tappi di bottiglia con un numero
nascosto all’interno: questo corrisponde a una carta con una domanda su
salute, igiene o ambiente”. Prima del gioco vengono infatti distribuite
a ciascun giocatore alcune carte numerate: chi arriva sulla casella con
il tappo di bottiglia può rispondere alla domanda solo se possiede la
carta con il numero corrispondente. “Vince chi per primo risponde e
discute insieme con gli altri il contenuto di tutte le carte che ha in
mano” continua Guia. “Giocando emerge anche l'importanza di rispettare
se stessi come persone, evitando di abusare nell'uso di alcool e di
sostanze. Il tutto cantando, ballando, pescando bigliettini e muovendo
le pedine sul piano di gioco”.
Facile e difficile. Dopo l’avvio del progetto, è ora in atto la fase di
valutazione dei risultati ottenuti: “In questi giorni stiamo
restituendo alle scuole alcuni fascicoli in cui abbiamo ripercorso le
attività fatte, il significato educativo, la risposta dei ragazzi e
così via. Vogliamo fare un lavoro di follow up, con domande ad alcuni
studenti a caso su quanto è rimasto e cosa è cambiato da dopo il nostro
incontro. Alle volte la vita in città facilita l'accesso ad alcune
cose, come l'uso dello spazzolino e del dentifricio. Alle volte invece
rimane un lusso, perché anche ogni tanica di acqua si paga. Nei
villaggi è facile procurarsi bastoncini per usarli al posto dello
spazzolino, ma nelle zone urbane è difficile anche avere i bastoncini.
Rispetto alla cura dell'ambiente nello slum, dopo la sensibilizzazione,
abbiamo fatto un lavoro di follow up. La situazione pare sia in
continuo miglioramento. Difficile accertare che questo sia proprio
merito nostro....” conclude Guia.
Valeria Confalonieri