29/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Un Paese che affoga nella miseria e che cerca soluzioni per riemergere
Scritto per noi
da Francesco Fantoli
 
Per le strade di Haiti (foto di Fantoli F.)
Qualcuno sostiene che nell'Africa centrale ci siano paesi simili ad Haiti.
 Pur non conoscendo il Benin o il Burkina Faso sento di essere vicino al giusto nel definire Haiti un paese unico.
Una banalita' in fondo: tutti ad Haiti sono profondamente convinti di vivere in un Paese unico, nel bene e nel male.
Ma forse in Italia o nel mondo anche ad attenti osservatori sfugge l'unicita' di Haiti.
Qui e' tutto teatrale, spesso anche surreale e la piu incredibile delle fantasie  viene sempre superata dalla realta'.
L'Africa c'entra, per carita', ma ad Haiti oggi si ha l'impressione chiara di vivere un caso unico, un caso di schizofrenia collettiva.
 
Le rimesse, fonte di vita. Gli Haitiani sono circa 11 milioni, 8 vivono in Haiti e 3 milioni sono divisi tra Usa, Canada, Francia e molti Paesi confinanti caraibici, primo tra tutti la Repubblica Dominicana, dove almeno un milione di Haitiani l'anno va e viene in cerca di fortuna o solo di un po' di pane. Tutti fanno dunque riferimento al parente lontano, e' lui che comanda decide dispone e finanzia la propria famiglia.
Un haitiano
 
Vivere oggi. Gli Haitiani che vivono all'estero, "la diaspora", invia 2 milioni di dollari al giorno in Haiti, perche in quest'isola non esiste lavoro, e, quando si trova, spesso è roba da schiavi o da animali da soma, spesso pagato meno di 2 euro al giorno.
E con tutta la buona volonta' del mondo, un padre di famiglia, magari numerosa, con 2 euro al giorno non sopravvive. nemmeno ad Haiti dove un piatto di riso, fagioli e pollo per strada costa 25 gourdes -la moneta locale, mezzo euro, mille delle nostre vecchie lire.
 
Tutti contro tutti, in un clima violento. Già qui i primi sintomi di schizofrenia collettiva sono evidenti. Il vero aggravarsi della malattia è però nella coscienzadi questi benedetti haitiani, perchè nella loro testa sta scritto che tutti son contro tutti, 11 milioni di persone contro 11 milioni. A parte la propria famiglia. In tutto e per tutto, è sempre tutti contro tutti.
Presidente contro primo Ministro, esercito contro polizia, diaspora di Chicago contro Gli uomini della forza militare di pace Minustah quella di New York, magistrati contro politici, protestanti contro cattolici, politici contro giornalisti, nordisti contro sudisti. E poi ancora, neri contro bianchi, ricchi contro poveri, mulatti contro cinesi, tutti, sempre, contro tutti.
In un incontro per la stampa, anche il sindaco di un piccolo comune del sud est era continuamente interrotto dal vice sindaco, che ci teneva a dire che lui la pensava diversamente dal suo sindaco, su tutto, nulla escluso. Uno contro l'altro.
Un caso da psicoanalisi collettiva.
 
In attesa delle elezioni. A volte vien da pensare che ad Haiti più che soldi, eserciti e missionari serva un buon dottore, uno specialista in casi di follia collettiva.
E così, volenti o nolenti, ci stiamo preparando alle elezioni. Già più di cento partiti costituiti (tutti contro tutti). Un turno ad ottobre, il secondo a novembre.
Con possibilita' di ballottaggio (molto probabile) a dicembre.
Saranno altri tre mesi difficili, con prevedibili violenze, e con una fase preparatoria complicatissima, che prevede innanziututto, la distribuzione di 4 milioni di tessere elettorali ad un popolo censito (si fa' per dire) nel 1982 l'ultima volta.
 
Strutture e servizi deficitari. Haiti è un  Paese in ginocchio, letteralmente distrutto, dove all'interno dei ministeri Contraddizioni di Haitiregna un caos terrificante, dove negli uffici pubblici ci puoi mettere 4 giorni in fila, giorno e notte, per avere un atto di nascita o una carta d'identità. Dove per andare dalla capitale ovunque in provincia, 100 km si percorrono in 5 ore se non ci sono contrattempi.
Una rete stradale allucinante, unica, mentre i collegamenti navali, su grossi velieri, ha tempi ultra africani, le partenze vengono rinviate regolarmente, la navigazione prevede spesso scali intermedi, da Port au Prince a Pestel, 100 miglia nautiche circa, ci si può mettere anche una settimana, quando va bene; i naufragi sono una consuetudine, rinverdita purtroppo solo 15 giorni fa nelle vicinanze di Cap Haitien (20 affogati).
 
Coclusioni. Il quadro e' preoccupante, in questo mondo tutto è risolvibile, ma se non ci si rimbocca le maniche assieme, e si continua ad essere tutti contro tutti, Haiti resterà sempre un Paese violento, corrotto che sopravviverà  solo grazie alle elemosina internazionali, ed agli aiuti umanitari e missionari.
Categoria: Diritti, Politica, Popoli
Luogo: Haiti
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