14/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dai suoi arresti domiciliari, la leader dell'opposizione birmana sta assumendo un ruolo più attivo nei negoziati con il regime, per contribuire a togliere le sanzioni

E' prigioniera in casa, come per 14 degli ultimi 20 anni e come presumibilmente sarà costretta almeno fino alla fine del 2010. Ma dalla sua residenza di University Avenue, a Yangon, Aung San Suu Kyi è tornata a essere attiva sulla scena politica birmana, con un cambio di atteggiamento iniziato in sordina e acceleratosi nelle ultime settimane: da irriducibile oppositrice della giunta militare, che in passato invitava a boicottare, a mediatrice per l'alleggerimento delle sanzioni internazionali in vista delle elezioni del prossimo anno.

La metamorfosi di Suu Kyi, condannata in agosto ad ulteriori 18 mesi di arresti domiciliari per aver ospitato un intruso americano lo scorso maggio, non è stata annunciata ufficialmente ma traspare dai fatti degli ultimi quindici giorni. Appena gli Usa hanno comunicato il ripensamento della loro politica verso la Birmania - mantenere le sanzioni, ma iniziare un dialogo col regime - il Nobel per la Pace ha fatto sapere di accogliere positivamente la nuova linea di Washington, a patto che nel dialogo venisse coinvolta anche l'opposizione.

Subito dopo, Suu Kyi ha scritto una lettera al generale Than Shwe, ribadendo la sua disponibilità a collaborare. Nella settimana successiva ha incontrato per due volte - non capitava dal gennaio 2008 - il suo unico interlocutore diretto nella giunta, il ministro del Lavoro Aung Kyi, e in seguito le è stato concesso di parlare con una selezione di ambasciatori occidentali in Birmania, per discutere del dettaglio delle sanzioni. Mancherebbe solo un incontro tra l'icona della dissidenza e Than Shwe - il cui disprezzo per Suu Kyi è stato raccontato più volte. Non si incrociano da anni, ma uno degli esponenti più importanti della Lega nazionale per la democrazia (Nld), Nyan Win, ha prospettato l'ipotesi che un colloquio si verifichi presto.

Gli attivisti della causa birmana nel mondo sono divisi. C'è chi riconosce che la politica adottata finora è moralmente ineccepibile ma non ha portato a nessun risultato, e chi vorrebbe invece continuare a isolare il più possibile il regime. Soprattutto c'è il timore che la nuova disponibilità di Suu Kyi, 64 anni, venga sfruttata dalla giunta per darsi un'immagine moderata e consolidare il proprio potere nelle elezioni "democratiche" del prossimo anno, le prime da quelle del 1990, mai rispettate dopo che l'Nld trionfò conquistando quattro quinti dei seggi.

Un'ipotesi prospettata apertamente da Irrawaddy, la rivista della comunità birmana in esilio in Thailandia, che in un recente editoriale ha inquadrato l'attuale situazione con toni pessimistici: "Quando soddisfa i loro scopi, i generali birmani allentano le catene di Suu Kyi e addirittura agiscono come se fossero pronti a rispondere alle sue proposte di dialogo. Di solito ciò accade quando hanno bisogno di deviare un'intensa pressione interna o internazionale - o quando c'è da guadagnare qualcosa, come un alleggerimento delle sanzioni".

Difficile dire dove porterà tutto ciò. Le incognite in viste delle elezioni - che secondo la Costituzione garantirebbero comunque un 25 percento dei seggi in Parlamento ai militari - sono troppe: i 136 gruppi etnici riconosciuti, molti dei quali controllano una loro fetta di territorio vicina ai confini, non hanno ancora annunciato se parteciperanno o meno; in più, sono sotto pressione del governo centrale, che vorrebbe integrare le milizie etniche nell'esercito nazionale, in sostanza disarmandole. Oltre al Nld, che non ha una posizione ben definita, l'opposizione è composta da una galassia di piccoli gruppi attualmente in subbuglio per trovare una strategia comune. Ma si è comunque formato un consenso internazionale che spinge per il dialogo. E Suu Kyi sembra aver scelto di stare al gioco. Come anticipato poche settimane fa a PeaceReporter dal portavoce del Nld, un compromesso potrebbe essere trovato a patto che la leader dell'opposizione non ricopra alcuna carica ufficiale.


Alessandro Ursic