27/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Guyana, un miscuglio di razze nel paese meno latino del continente sud americano
 
Gente a GeorgetownLa Guyana è uno dei paesi più "a nord" del subcontinente americano. Quello che pensiamo sia  un paese latino, si rivela molto simile ad un paese europeo. Oltre che un vero puzzle di popolazioni. 
 
Non sembra sud america. Sono diverse le cause che fanno in modo che la Guyana non sembri affatto un paese sud americano. Il principale è la lingua: è infatti l'unica nazione anglofona di tutta l'America Latina. E, visto il gran numero di popoli che la compongono, si deve immaginare anche un’ampia vastità di idiomi. L’inglese, lingua ufficiale, deve lasciare il passo, soprattutto nell' uso quotidiano, alle lingue amerinde. Molto parlati sono anche il creolo inglese, il tamil, l' hindi e altre lingue indigene. Gli amerindi, sono per lo più relegati nelle zone interne, molto impervie, del paese.
Ma non solo. Fare quattro passi a Georgetown, capitale della Guyana, potrebbe essere, oltre che molto interessante e divertente, anche piuttosto strano. A dire il vero sembra di essere a Londra o a Amsterdam, vista la moltitudine di razze che si incontrano e si percepisce quanto questa nazione sia multietnica. Effettivamente è così, tanto che questo Paese si è conquistato l'appellativo di "terra dei sei popoli".
 
Popoli in stretto contatto. Le sei popolazioni che convivono, con difficoltà, in Guyana sono: indiani orientali 52%, neri africani 38%, amerindi 4%, mentre europei e cinesi si attestano intorno al 2% e gli altri, 4%,  soprattutto meticci.
Gli europei, in maggioranza portoghesi, insieme agli altri gruppi non indigeni, furono trasferiti qui dagli inglesi, durante il periodo coloniale, per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero e riso.
Nella lingua originaria amerindia, Guyana significa “terra dalle molte acque”, per i tanti fiumi che la bagnano. La fitta rete di corsi d'acqua e canali che si inoltrano in foreste quasi inesplorate, insieme ad una carenza di strade verso l'interno, crea notevoli difficoltà di spostamento, specialmente per quanti vivono nelle zone più interne che restano in questo modo isolate e “segregate” all'interno dei propri villaggi. 
Del continente latinamericano la Guyana non ha nulla. Forse solo le caratteristiche naturali: spiagge spettacolari, vegetazione rigogliosa come solo in quelle zone si può trovare, mare azzurro come il cielo e tanto, tanto sole.
I suoi palazzi dall’architettura tipicamente coloniale, i suoi verdi giardini, hanno fatto sì che nel corso degli anni venisse ribattezzata la "Città giardino dei Caraibi” – anche se in realtà si affaccia sull’Oceano Atlantico .
 
Il palazzo del governoSecoli di storia. Una popolazione che secoli di storia non sono riusciti ad amalgamare, questa Paese sembra vivere ai margini dei fermenti politico-sociali che attraversano le nazioni sud americane. A quarant’anni dall’indipendenza, avvenuta il 26 maggio 1966, la Guyana non è ancora riuscita a far quadrare i conti fra le popolazioni che l'abitano.
Anche la Guyana come tutti gli altri territori sudamericani era popolata dagli indios in epoca precolombiana; ma durarono poco. Con l'arrivo degli spagnoli le popolazioni originarie si estinsero e per secoli, lo sfruttamento delle risorse naturali, da parte degli olandesi, comportò l’afflusso di migliaia di schiavi neri dall’africa occidentale. La schiavitù venne definitivamente abolita nel 1834 (durante il dominio britannico) e da quel momento in poi gli schiavi si rifiutarono di lavorare per i coloni e costruirono i primi insediamenti. Il loro posto venne preso da deportati cinesi, portoghesi, indiani.
  
Una razza una religione. La Guyana è un Paese con una composizione religiosa molto variegata. Il 33 per cento circa (composto soprattutto da indiani) si monumento nazionaledichiara induista, il 18 per cento è protestante (sono i discendenti degli inglesi e degli olandesi) mentre solo l’11 per cento si dichiara cattolico. Pochi anche i musulmani, solo l'8 per cento. Gli altri sono devoti a credenze indigene.
 
Una razza un partito politico. Le divisioni fra i sei gruppi razziali che popolano questo paese sono affiorate a livello politico negli anni Novanta del secolo scorso. Dopo un prolungato periodo a guida socialista, la struttura politica si aprì ad un vera e propria pluralità democratica, anche se i gruppi non indiani subiscono a tutt’oggi forti discriminazioni sociali. Sono due i partiti di maggior successo, il People Progressive Party, PPP, nato negli anni ’50 e un tempo molto vicino all’Unione Sovietica, e il People’s National Congress Reforme, Pnc-r, nato nel 1957 da una scissione del Ppp.  
La popolazione indo-guyanaese è schierata in maggioranza con il Ppp, mentre gli afrodiscendenti guyanaesi, che sono anche la seconda etnia del paese, sono schierati dalla parte del Pnc.
Da molto tempo il Pnc denuncia fortissime discriminazioni da parte del governo filo indiano nei confronti della minoranza afroguyanese, tanto da far pensare che per le popolazioni non indiane non ci sia spazio. E’ fatale che questi ultimi, costituendo solo una piccola parte della popolazione, circa un terzo, vengano calpestati dalla maggioranza indiana appartenente al Ppp, che governa seguendo le richieste del proprio elettorato, con interessi troppo spesso opposti a quelli della comunità afrodiscendente.

 

Alessandro Grandi

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