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La strage. Era il 16 marzo del 1988. L'attacco cominciò nella notte e proseguì senza sosta
fino all'alba. Le truppe irachene comandate da Ali Hassan al-Majid, cugino di
Saddam Hussein più noto come Alì il chimico, iniziano l'operazione Anfal per punire i curdi nell'Iraq settentrionale del loro appoggio all'Iran durante
la guerra tra i due paesi da poco terminata. Per venti volte gli apparecchi dell'aviazione
irachena lanciano bombe a grappolo e armi chimiche. L'obiettivo della spedizione
punitiva era la cittadina curda di Halabja, al confine con l'Iran. Saranno 5mila
le vittime, quasi tutte donne e bambini. Le operazioni punitive contro i curdi
durarono in totale due anni, ma Halabja è rimasta il simbolo di una strage silenziosa.
Le immagini dell'eccidio fecero il giro del mondo e tutte le opinioni pubbliche
cominciarono a porre domande imbarazzanti ai governi occidentali che avevano sempre
presentato Saddam Hussein come il paladino della democrazia in Medio Oriente e
lo avevano spinto e sostenuto nel tentativo di rovesciare il regime degli ayatollah
andato al potere in Iran con la rivoluzione del 1979. La responsabilità più grave
che veniva loro addebitata era quella di avergli venduto le armi che erano servite
per sterminare la gente di Halabja. Le prime inchieste giornalistiche dimostrarono
che i gas provenivano dal mercato degli Stati Uniti e del Giappone. L'uomo che
praticamente si era occupato della transazione era Frans van Anraat, di nazionalità
olandese.
Mercanti di morte. Frans van Anraat non è un nome nuovo per gli ambienti che si occupano di traffico
di armi. Le Nazioni Unite, in un report consegnato alla magistratura olandese,
definiscono l'uomo come “uno dei più importanti intermediari del traffico d'armi
e materiale bellico del Medio Oriente”. Fred Teeven, il pubblico ministero che
cura l'accusa, ha dichiarato che van Anraat era sottoposto a indagini fin dal
1989, anno in cui fu arrestato a Milano, in Italia, su richiesta degli Stati Uniti.
Successivamente però, per motivi che in fase istruttoria non sono stati chiariti,
il trafficante è stato rilasciato. A quel punto van Anraat si trasferì in Iraq
dopo la prima guerra del Golfo dove, sempre secondo i magistrati olandesi, avrebbe
svolto il ruolo di consulente per lo sviluppo delle armi chimiche del regime di
Saddam. Quando la seconda guerra stava per abbattersi sull'Iraq, nel marzo del
2003, il cittadino olandese è scappato dall'Iraq ed è tornato in Olanda, ma è
stato individuato dai servizi segreti olandesi e arrestato nel dicembre del 2004
ad Amsterdam.
Le responsabilità. Van Anraat adesso ha 62 anni e, dopo 17 anni, compare di fronte alla giustizia
per essere giudicato, come è scritto nell'atto di accusa del magistrato olandese,
per “concorso colposo in crimini di guerra e genocidio”. Un'accusa nuova per la
giurisprudenza internazionale che, per la prima volta nella storia in maniera
così diretta, porterebbe sul banco degli imputati non solo gli autori materiali
di un crimine contro l'umanità, ma anche chi vende loro gli strumenti di morte
necessari a realizzare i loro piani. L'occasione però andrebbe perduta se la giustizia
si fermasse solo all'aspetto finale della transazione perchè, come ha dichiarato
lo stesso van Anraat in un'intervista, “quanti prodotti vengono venduti a criminali
dall'Olanda e da tutto il mondo occidentale? Dovrebbero essere processati tutti
i governi allora?” Bella domanda. Magari il processo di Rotterdam, che è cominciato
il giorno dopo il 17° anniversario della strage di Halabja e anche quel giorno
era un venerdì, potrebbe dare delle risposte, anche perchè in aula saranno presenti
tre superstiti del massacro di Halabja. A loro, dopo 17 anni, qualcuno dovrebbe
spiegare perchè quei gas mortali sono stati venduti a un uomo come Saddam.Christian Elia