08/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Attesa per il 10 ottobre la firma dello storico accordo di distensione tra Turchia e Armenia

Semir Senturk gioca a calcio, in attacco, nel club turco del Fenerbahce. Tuncay Sanli, invece, gioca nel club inglese Stoke City, anche lui come attaccante. Con tutto il rispetto, nessuno dei due passerà alla storia del calcio, ma entrambi potrebbero finire nei libri di storia della Turchia.

I due calciatori, infatti, sono gli autori delle reti che regalarono la vittoria alla nazionale turca in Armenia nel girone di qualificazione per i mondiali di calcio in Sudafrica della prossima estate. Una partita storica: il presidente della Turchia Abdullah Gul accettò, il 6 settembre 2008, l'invito del suo omologo armeno Serzh Sargsyan. Non era mai accaduto prima. I rapporti tra Grecia e Turchia, mai idilliaci, si scongelarono nel 1999 con la cosiddetta 'diplomazia del terremoto', dopo il terribile sisma che colpì i due paesi. Adesso è il turno della 'diplomazia del calcio' che magari non verrà ricordata come la 'diplomazia del ping-pong' e il disgelo tra Usa e Cina negli anni Settanta, ma potrebbe chiudere un contenzioso secolare tra Armenia e Turchia.
I due paesi non hanno relazioni diplomatiche dal 1993, quando la Turchia chiuse la sua frontiera con l'Armenia in segno di solidarietà con l'Azerbaijan, quando truppe armene occuparono il Karabackh, regione azera a maggioranza armena. Ma il 1993 sanciva un gelo decennale, nato attorno allo sterminio di un milione e mezzo di armeni avvenuto in Turchia nel 1915. L'Impero Ottomano stava morendo e i militari presero il potere in Turchia preparando l'avvento della repubblica e tentando lo sterminio della minoranza armena ritenuta un'entità ostile. La Turchia ritiene sovrastimato il numero delle vittime e sostiene che non sia mai esistito un disegno genocida riconducibile ai futuri leader turchi.

Il 10 ottobre prossimo, se non ci sono colpi di scena, il ministro degli Esteri turco Ahmet Dovutoglu e il suo omologo armeno Eduard Nalbandyan firmeranno due protocolli d'intesa destinati a ripristinare normali relazioni diplomatiche e a riaprire le frontiere. La firma verrà apposta a Zurigo, in considerazione della mediazione che la Svizzera ha offerto subito dopo l'incontro di calcio che ha rotto il ghiaccio. Alla vigilia della partita di ritorno del girone di qualificazione, che si giocherà a Bursa in Turchia il 14 ottobre prossimo, l'appuntamento di sabato è il coronamento dell'intensa attività diplomatica che ha caratterizzato l'anno trascorso tra le due partite. Il presidente turco Gul ha già invitato quello armeno Sargsyan, il quale si era riservato di valutare lo stato dei negoziati prima di accettare e la firma di sabato prossimo giunge a pennello. I protocolli, poi, dovranno passare all'esame del parlamento turco e di quello armeno e il 'lieto fine' non è garantito.
La destra nazionalista turca, infatti, e tanti armeni non sono affatto contenti della piega positiva dei negoziati. In primis perché il governo turco non si è impegnato per ammettere il genocidio del 1915 e poi perché resta irrisolto il nodo del Karabackh. Il presidente Gul, il 13 maggio scorso, ha parlato al Parlamento dell'Azerbaijan promettendo che la questione non era dimenticata. Allo stesso tempo, il presidente armeno Sargsyan nei giorni scorsi ha viaggiato tra Los Angeles e la Russia, passando dalla Francia e dal Libano. Obiettivo incontrare i 5 milioni di armeni della diaspora, che in alcuni casi l'hanno contestato con durezza, per rassicurarli in merito al ricordo delle vittime del genocidio.

La firma, nonostante tutto, ci sarà. Anche se tante questioni restano irrisolte, ci sono priorità più impellenti per il governo turco che, negli ultimi anni, ha impostato la sua politica estera alla distensione con i vicini. Ankara vuole entrare nell'Unione Europea a tutti i costi e l'unico jolly che può giocarsi per vincere le resistenze della Francia e delle destre europee sono le risorse naturali. La Turchia è il campo da gioco decisivo per i due mega progetti chiamati South Stream e Nabucco, il primo vicino alla Russia e il secondo in quota Usa. Il premier turco Erdogan si sta muovendo bene, ottenendo il massimo dalle trattative che vogliono fare della Turchia il nuovo hub al post dell'Ucraina. Per farlo, però, ha bisogno di non avere problemi con la Grecia e con l'Armenia. E di risolvere il problema curdo. La firma dei protocolli, quindi, è solo un passo. Il cammino, però, potrebbe essere agevolato dal gas e dal petrolio, che muovono anche le montagne. Come il calcio.

Christian Elia

Pubblicità
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità