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scritto per noi da
Marcello Brecciaroli
Dottor Pittau, è la prima volta che fate questo tipo di indagini sulla criminalità degli immigrati?
Sì, abbiamo applicato per la prima volta un principio di distinzione tra immigrati regolari e irregolari, il che in realtà è un principio conosciuto, solo che noi lo abbiamo portato alle sue conseguenze con concretezza.
Fondamentale è stata anche la distinzione per fasce di età che ci ha permesso di capire ancora meglio il fenomeno.
Ci siamo basati sui dati Istat relativi alla popolazione carceraria e così abbiamo avuto un campione di circa 60000 persone. Su questo siamo molto bravi e ogni anno inseriamo un capitolo metodologico nel rapporto.
C’è chi sostiene che il tasso di criminalità degli immigrati è di 5-6 volte quello degli italiani. Secondo lei su che basi si dice ciò?
Ma a prima vista è giusto. La verità apparente è contro di noi. Perché il dato organico dell’istat che abbiamo preso in considerazione mostra che il tasso di criminalità degli stranieri è del 23,6 per cento, mentre per gli italiani è del 4,5percento che è appunto cinque volte di meno. Però, se si scava con motivazioni convincenti, poi questo dato si smonta.
Il riflesso negativo che queste illusioni statistiche hanno sull’opinione pubblica è evidente. Lei pensa che la causa stia nell’informazione mediatica o in cosa?
Ma insomma è un po’ diventata una mania, per i medi è un pò come per i politici: non sono tutti dei mascalzoni.
Non è tutta colpa dei media. Ad esempio i media potrebbero dire a noi da quanti anni fate il dossier? E io direi 19. E allora potrebbero chiedere perché non avete fatto prima un’analisi del genere?
Insomma se l’Italia è cosi abbiamo tutti un po’ di colpa, io non colpevolizzerei una sola categoria.
Dovremmo lavorar bene e portare i giornalisti a esser contenti di riportare quello che diciamo.