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La Commissione sociale del consiglio comunale di Prato è intenzionata a riformare il regolamento di gestione dei campi nomadi approvato nel 1996 dalla giunta di centro-sinistra che ha amministrato la città per più di 40 anni. Tra le varie proposte messe a punto ha suscitato un giusto scalpore quella che costringerebbe i rom maggiorenni che vivono nei campi attrezzati dal comune a pagare un euro al giorno. La tassazione dell'uso del suolo pubblico non è un provvedimento nuovo ma è per lo meno sospetto il momento in cui questa idea è stata proposta. A metà settembre, infatti, una donna rom di 22 anni aveva accoltellato un anziano davanti all'ospedale e l'omicidio aveva dato via ad un enorme polverone sul tanto discusso problema della sicurezza. La giunta di centro-destra, capeggiata dal sindaco Roberto Cenni, a capo della città dallo scorso giugno, ha scelto di non farsi scappare l'occasione e dare una prova concreta ai cittadini del cambiamento. L'ideatore della tassazione ai rom maggiorenni è Giorgio Silli, assessore comunale ai rapporti con l'Unione Europea, alle relazioni con il pubblico e alle politiche d'integrazione, a cui abbiamo chiesto di spiegare la proposta, a cui abbiamo chiesto alcune spiegazioni.
Perché avete pensato a questo provvedimento proprio in questo momento? Non vi sembra demagogico?
Assolutamente no, stavamo già lavorando sulla messa in sicurezza dei campi nomadi della città da molto tempo, anche se dopo l'omicidio di settembre abbiamo pensato che fosse il caso di intervenire per dare un segnale. Il provvedimento non vuole in alcun modo essere discriminatorio nei confronti dei rom, ma mira a responsabilizzarle sia loro che gli italiani. I nomadi devono imparare ad avere maggiore rispetto delle strutture che sono state loro donate, mentre gli italiani, osservando gli sforzi dei rom per integrarsi e rimanere sul nostro territorio, devono imparare a rispettarli maggiormente. Si aggiunga che l'euro tanto conteso verrà versato in una cassa comune per provvedere a ristrutturare il campo. L'idea comunque fa parte di un provvedimento molto più largo che mira a restringere le maglie del vecchio regolamento, eccessivamente permissivo nei confronti non solo dei rom, ma dell'immigrazione in generale.
Ha detto che l'idea rientra in un provvedimento molto più largo. Quale?
Il nostro obiettivo è realizzare una convivenza civile con i cittadini stranieri. Per questo abbiamo pensato alla tassazione quotidiana e non a provvedimenti molto più drastici, come quelli presi dal comune di Pisa, amministrato tra l'altro dalla sinistra, che offre cento euro a ogni rom che decide di andarsene. Non vogliamo cacciare i rom, ma regolarizzare la loro presenza. Nei nostri piani non rientra solo l'ipotesi della tassazione ma anche l'introduzione di un registro per segnare le presenze nei campi. Chi rispetta le regole è il benvenuto, ma chi sbaglia va via. Qualche giorno fa nel corso di una perlustrazione nei campi sono stati trovati nove rom irregolari e questo non può accadere. Le famiglie che vogliono ospitare i parenti per lungo tempo devono comunicarcelo. Nella nostra città ci sono pochi rom, circa 200 per tre campi nomadi, e non hanno mai rappresentato una minaccia. Noi siamo disposti ad integrare chi è già sul territorio, ma vogliamo chiudere le porte all'immigrazione selvaggia.
Per ora l'idea della commissione sociale resta solo un'ipotesi, quel che è certo, invece, è la mancanza di una politica nazionale di integrazione nei confronti della comunità.
Benedetta Guerriero