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La nota è stringata, ma fa subito tanto rumore. Il Consiglio Onu per i Diritti Umani ha rimandato a marzo la decisione sul rapporto Goldstone, in merito alle violazioni dei diritti umani commesse dall'esercito israeliano e dai miliziani di Hamas. Il governo degli Stati Uniti, che non fa parte del Consiglio, ha fatto pressione per ottenere un rinvio ritenuto molto importante.
L'amministrazione Obama, infatti, conosceva bene le intenzioni del premier israeliano Benjamin Netanhyau che, a poche ore dalla pronuncia del Consiglio sull'operazione Piombo Fuso dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza (iniziata il 27 dicembre e terminato il 18 gennaio scorsi), aveva definito ''un attacco politico a Israele'' la condanna che emergeva dal rapporto del giudice Goldstone. L'inchiesta, in realtà, denuncia in egual misura le violazioni dei diritti umani sia dell'esercito israeliano che dei miliziani islamisti di Hamas, ma aggrava la posizione d'Israele denunciando la scarsa collaborazione delle istituzioni di Tel Aviv al lavoro del pool di giuristi dell'Onu. La polemica è scoppiata subito, con gli stati arabi inferociti, sia con gli Usa che con l'Autorità Nazionale palestinese. Il presidente dell'Anp Mahmoud Abbas, infatti, ha accettato il rinvio, tutto preso dalle trattative con Israele per la ripresa dei negoziati di pace e dall'accordo di pacificazione inter palestinese che Hamas e Fatah dovevano firmare al Cairo il 18 ottobre prossimo. E che ora è in forte dubbio.
''La decisione presa dall'Anp di accettare il rinvio delle conclusioni del Consiglio sul rapporto Goldstone è irresponsabile e avventata'', ha dichiarato il premier di Hamas Haniyeh. ''Questa decisione offende il sangue versato dai figli di Gaza durante il conflitto. Come possiamo sederci al tavolo con loro? Come possiamo firmare un accordo con persone che si comportano così'', ha tuonato Haniyeh, al quale non è parso vero di poter gettare la croce addosso al vecchio presidente, sempre più solo e danneggiato anche dallo scambio avvenuto in questi giorni, quando venti detenute palestinesi sono state rilasciate in cambio di un video del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito nel 2006. La lotta paga, vuol dimostrare Hamas. L'Anp, invece, per il movimento islamista è poco meno di un collaborazionista d'Israele. Abbas ha tentato di recuperare, facendo la voce grossa con Israele per le cariche alla moschea di al-Aqsa di Gerusalemme, dove la polizia di Tel Aviv ha arrestato l'imam Raed Salah durante le manifestazioni dei giorni scorsi. Poco, molto poco per non apparire ormai come troppo debole agli occhi dei palestinesi. Un ginepraio, insomma, che forse non era neanche necessario, visto che il rapporto condannava anche Hamas.
Cos'è il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (Unhrc)? Nato nel 2006, in luogo della Commissione per i Diritti Umani dell'Onu, ha sede a Ginevra ed è composto, a rotazione per un periodo di tre anni, dai delegati di 47 stati membri delle Nazioni Unite. Risponde all'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, carica ricoperta attualmente dal giudice sudafricano Navanethem Pillay. Il suo scopo, come si legge nello statuto istitutivo, è quello di ''supervisionare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati aderenti all'Onu e informare l'opinione pubblica mondiale dello stato dei diritti umani nel mondo''. Qualora il Consiglio ravvisasse violazioni dei diritti umani in un paese, per iniziativa di uno stato o di un'organizzazione non governativa, ha facoltà di istituite 'procedure speciali' di verifica.
Una squadra di esperti (l'Unhrc può contare su 29 insigni giuristi) nomina un Rappresentante che si reca nell'area sotto inchiesta e che relaziona al Consiglio. Quest'ultimo, analizzato il rapporto, decide a maggioranza se deliberare o meno una risoluzione non vincolante. Lo statuto è chiaro: l'Unhrc analizza anche i comportamenti degli stati che non hanno aderito al trattato istitutivo, come Israele e Stati Uniti. L'Unhrc, al momento, ha in corso 'procedure speciali' in Israele, Uzbekistan, Rep. Dem. Congo, Sudan, Burundi, Myanmar, Corea del Nord, Somalia, Haiti e Cambogia. A giugno del 2006 il Consiglio ha condannato una prima volta il governo israeliano per la violazione dei diritti umani della popolazione civile palestinese, scatenando feroci polemiche, al punto che lo stesso Kofi Annan (all'epoca Segretario Generale dell'Onu) condannò l'operato del Consiglio.
Da quell'episodio, il Consiglio si era tenuto alla larga da Israele. Ma l'operazione Piombo Fuso, con il massacro di almeno 1400 civili palestinesi nella Striscia di Gaza, era un'enormità troppo grande per girare la testa da un'altra parte. Il Consiglio, dunque, finito l'attacco israeliano nella Striscia, ha nominato come Rappresentante il giudice sudafricano Richard Goldstone che, come detto, ha consegnato il suo rapporto al Consiglio che avrebbe dovuto pronunciarsi venerdì. L'ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrhaim Dabbashi, che al momento presiede l'Assemblea Generale dell'Onu, ha chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza per discutere la faccenda, ma non ha ottenuto nulla. L'unico elemento che resta di questa vicenda è l'isolamento del presidente palestinese Mahmoud Abbas.
Isolato al punto che sul sito Shahab News vengono citate fonti attendibili secondo le quali Abbas sarebbe stato ricattato. Secondo il sito vicino ai movimenti integralisti, l'alto ufficiale dell'esercito israeliano Eli Avraham avrebbe mostrato al presidente dell'Anp un video nel quale è stata ripresa una riunione tenutasi durante l'operazione Piombo Fuso. Secondo le fonti del sito nella stanza ci sono tre persone: Abbas, il ministro della Difesa israeliano del tempo Euhd Barack e l'allora ministro degli Esteri d'Israele Tzipi Livni. Le immagini sarebbero esplosive, in quanto Barack esprime tutta la sua perplessità nel continuare un attacco che ha già causato la morte di tanti civili e l'indignazione dell'opinione pubblica internazionale, mentre Abbas lo sprona a non fermare le truppe israeliane fino a quando Hamas non fosse stata distrutta. Che il video sia veritiero è davvero improbabile, ma rende l'idea dell'opinione pubblica araba rispetto al presidente dell'Anp che, mentre Israele metteva a ferro e fuoco la Striscia, non trovava niente di meglio da fare che mandare i suoi uomini ad arrestare i militanti di Hamas in Cisgiordania.
Christian Elia
Parole chiave: mahmoud abbas, anp, ismail hanyieh, rapporto goldstone, unhrc