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In questo periodo di crisi economica che sta dilagando in ogni angolo del pianeta spendere 350 milioni di dollari all'anno per distribuire gratuitamente pasti alla forza lavoro può diventare impossibile anche per uno Stato assistenzialista come quello cubano.
La notizia è dei giorni scorsi e ha già fatto il giro del mondo: il governo cubano dice basta alla somministrazione di pasti ai lavoratori. Basta, dunque, con le mense statali, vassoi e 3,5 milioni di clienti al giorno. Ma la misura adottata dal governo cubano non lascia a bocca asciutta i suoi figli. I lavoratori che prima ricevano il pasto nei luoghi di lavoro, oggi otterranno un indennizzo quotidiano pari a 15 pesos cubani (meno di un euro). Poco, vero, ma sicuramente un prezzo adatto al sistema economico nazionale. Intanto, l'amministrazione dell'Havana è al lavoro per vedere se anche il resto delle mense ubicate nei luoghi di lavoro statali dovranno essere chiuse.
La notizia è comunque passata in sordina anche se a tutti gli effetti ha dell'incredibile. Inoltre, è al vaglio dei governanti cubani anche un'altra misura: la sospensione della tessera mensile di razionamento. "Vivere di sussidi - ha spiegato il presidente cubano Raul Castro durante il suo ultimo comizio - può far credere in qualche modo a qualcuno che non è necessario lavorare", da qui probabilmente la decisione di ripensare o cancellare del tutto la funzionalità della tessera.
Fino a oggi ogni famiglia cubana tramite la tessera riceveva riso, pollo, fagioli, zucchero e altri beni di prima necessità che venivano fatti pagare a un prezzo molto inferiore a quello reale. Un sistema che alla lunga si sapeva avrebbe causato molti problemi.
In ogni caso i cittadini cubani non dovranno disperare. Allo studio, infatti, c'è la possibilità che i sussidi siano affidati a persone che ne hanno davvero bisogno. Oppure in base a un reddito effettivo. Insomma, da oggi anche il sistema cubano cambia metodi e diventa un po' meno statalista. E i cubani dalla mano lunga che "mangiavano" sulle forniture statali per arrotondare illegalmente lo stipendio, da oggi hanno vita meno facile.
Alessandro Grandi