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Una folla di migliaia di guineiani si è riversata questa mattina nella spianata della grande moschea della capitale Conakry per partecipare al cordoglio delle famiglie delle vittime della strage del 28 settembre. Nel luogo dell'incontro, dove sono stati posti gli oltre cinquanta feretri per il riconoscimento da parte dei familiari, erano presenti agenti di polizia in tenuta anti sommossa che a fatica sono riusciti a contenere i giovani durante qualche accenno di protesta. Ai partecipanti accorsi per dare un ultimo saluto alle vittime si sono uniti coloro che sono scesi in piazza per ricordare il cinquantunesimo anniversario - che ricade oggi - dell'indipendenza del Paese dalla Francia. "La giunta vuole nascondere la verità, il numero dei morti è più alto di questo. Nottetempo hanno interrato i corpi. Sono venuti per uccidere la popolazione" ha dichiarato uno dei manifestanti ai reporter.
Secondo quanto sostenuto dalla giunta militare al potere, guidata da Moussa Dadis Camarà, le vittime delle violenze di lunedì scorso sarebbero 56, mentre per l'Onu e le organizzazioni di difesa dei diritti umani di stanza in Guinea la cifra dei morti supererebbe i 150. Intanto i governanti hanno fatto sapere che la riapertura delle scuole, prevista per lunedì, è stata posticipata al 15 ottovre. L'inasprimento delle misure di sorveglianza ha portato a ordinare alle compagnie telefoniche nazionali il blocco degli sms per evitare che eventuali contestatori possano organizzare nuove manifestazioni di piazza.