03/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni anticipate: il governo di Karamanlis sembra condannato, il Pasok si prepara a tornare al governo

scritto per noi da
Margherita Dean

Era il 2 settembre quando, in un discorso rivolto ''ai greci ed alle greche'', l'attuale premier Kostas Karmanlìs indisse elezioni anticipate per il 4 ottobre, motivate della necessità di riconfermare il sostegno degli elettori dinnanzi alla grave crisi economica del paese (comodamente nascosta tra le vesti di quella internazionale di cui vorrebbe essere conseguenza ma, in realtà, in molta parte frutto di problemi vecchi mai risolti e tutti nazionali ed alle ''decisioni difficili che vanno prese nei prossimi due anni''.

In carica dal marzo del 2004, il governo di centro - destra vide riconfermata la fiducia del corpo elettorale nel settembre del 2007, a seguito di elezioni anch'esse anticipate ed anch'esse indette per affrontare lo spinoso problema di un'economia che vive una crisi antecedente quella internazionale. Pare essere l'autunno, infatti, quello che spinge il premier alle elezioni, stagione nel corso della quale va presentata la legge di bilancio: i conti sono sempre più complicati, il debito pubblico conosce una crescita esponenziale, così come il disavanzo del Pil, mentre la maggioranza in parlamento è sempre più debole, 151 deputati su 300.
Nessuno, pertanto, è stato colto di sorpresa dall'annuncio dello scioglimento della Camera: il governo attuale sta arrancando da molti mesi, travolto da scandali continui di corruzione, dall'insofferenza che, per molti aspetti, scaturisce da un'incapacità senza precedenti, dalla mancata fermezza che sarebbe stata necessaria per combattere fenomeni di collusione tra settore pubblico e privato, di evasione fiscale, di cattiva gestione del patrimonio statale che, insieme ad una politica neo-liberista, ha portato allo smantellamento dello stato sociale, dell'educazione e della sanità pubbliche.

Ciononostante, la mossa di Kostas Karamanlìs appare come un suicidio politico: è quasi certo che alle elezioni vincerà il maggior partito di opposizione, il socialista Pasok, chiamato a gestire una crisi economica e sociale senza precedenti. Il partito socialista, però, è gravato da un ventennio di gestione del potere che, se ha fatto della Grecia un paese moderno, ha anche gettato i semi della crisi morale della politica. Questo fa sì che molti degli elettori siano tanto delusi dal mondo politico da rasentare l'apatia (dato che, alle europee di giugno scorso, ha fatto registrare un'altissima percentuale di astensioni, fenomeno nuovo per la Grecia). Il partito socialista, dunque, vincerà ma la questione è come. Sarà un governo forte, quello del Pasok e del suo leader, Ghiorgos Papandreou o sarà un governo la cui sopravvivenza sarà soggetta agli umori di deputati indisciplinati? Proprio questa, però, potrebbe essere un'occasione storica per la vita politica della Grecia.

La cultura politica dell'elettore medio, ben indottrinato in tal senso dai partiti della Nuova Democrazia (centro - destra uscente) e del Pasok, rifugge all'idea di una qualsivoglia alleanza di governo. L'assioma per cui solo un governo monopartitico è un governo forte, è ulteriormente coltivato dai comunisti del Kke e da molta parte del Syriza, il partito di coalizione di gruppi della sinistra radicale con lo storico Synaspismos. Questi ultimi, infatti, negano qualsiasi ipotesi di alleanza con i socialisti, accusati di essere troppo neo - liberali, troppo simili al centro - destra e troppo ‘'europei''. Si protrae, pertanto, il modello bipolare, ove l'alternativa di governo è solo quella tra il Pasok e la Nuova Democrazia e ove l'elettore, per quanto stremato dalle proprie delusioni, arriva alle urne per votare un partito o l'altro.
Eppure qualcosa di nuovo c'è, anzi, molti elementi fanno, di queste elezioni, le più importanti dopo la restaurazione della democrazia nel '74. Per primo le dimensioni della crisi economica, che rendono assai arduo portare a compimento le promesse elettorali del leader del Pasok Ghiorgos Papandreou ma che, al tempo, possono essere l'occasione per ristabilire priorità economiche, ridefinire il ruolo dello stato, riorganizzare il funzionamento di molti settori privati e pubblici. D'altra parte, un'eventuale vittoria del Pasok non sufficiente, però, a governare, costringerebbe quest'ultimo ad alleanze: con i verdi, se riusciranno a superare la soglia del 3 percento per la rappresentanza parlamentare, con parte del Syriza, anche se quest'ultima ipotesi appare più remota.

Quella greca è una società che si è svegliata da un sonno felice, quello del benessere (troppo spesso a credito), della crescita economica (ora in arresto), quello dei successi della propria politica estera, per trovarsi di fronte ad uno stato esoso e poco credibile sulla scena europea, ad una burocrazia sempre più pesante, ad una classe politica corrotta, ad una sanità pubblica gravemente malata e ad un sistema scolastico ed universitario che di educativo ha molto poco. Se l'uomo medio esiste, in Grecia è abituato a pagare tutto, anche le mazzette o i corsi di recupero che devono ovviare alle carenze delle scuole, per esempio. Ghiorgos Papandreou ha voluto dare una speranza agli elettori, contro il quadro tetro descritto dal premier uscente: rimane da vedere se il corpo elettorale crederà al leader dei socialisti e se questi avrà la capacità di uscire dalla crisi senza deludere le aspettative dei suoi elettori.