01/10/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo gli ultimi sondaggi il fronte del "si" è fermo al 46 percento delle preferenze.

Dopo il "no" espresso il 12 giugno del 2008 il popolo irlandese tornerà a pronunciarsi, domani, sul referendum circa la ratifica, da parte dell'Irlanda, del Trattato di Lisbona. Il protocollo, che dovrebbe sostituire la Costituzione europea bocciata nel 2005 dopo il no di Francia e Olanda, punta, rispetto alla prima, ad una divisione più netta delle competenze fra i singoli Stati e l'Unione. In caso di entrata in vigore non esisterà, per esempio, un solo trattato, ma saranno modificati i tre vecchi patti  istitutivi dell'Unione. Non ci saranno nemmeno simboli europei o riferimenti alla natura costituzionale del testo, mentre ritornerà in vigore la vecchia nomenclarura per gli atti dell'UE, che saranno "regolamenti" e "direttive" e non più "leggi europee" e "leggi quadro europee". Un sondaggio dell'Irish Times, effettuato all'inizio di questo mese, ha rivelato che la percentuale del "si" è scesa sotto il 50 percento assestandosi al 46 percento delle preferenze, molto più basse le quote del "no" ferme al 29 percento, mentre gli indecisi, cresciuti di sette punti percentuali, sono ora al 25 percento.
Tanti gli aiuti finanziari giunti a sostegno della campagna a favore del "si". In prima fila, naturalmente, la Commissione europea che ha stanziato circa un milione e mezzo di euro per la campagna pubblicitaria a favore del trattato. Micheal O'Leary, signore e padrone della Ryanair, ha investito mezzo milione di euro per promuovere le ragioni dell'adesione, promettendo anche un milione di voli gratis se gli irlandesi dovessero approvare il trattato. Altre due importanti aziende come Intel e Microsoft hanno fornito rispettivamente 200mila euro per la campagna. Sul fronte ideologico la mobilitazione politica più forte è venuta da parte di Fianna Fail, del Fain Gael, il partito laburista, e dei verdi che a un anno dalla "pausa di riflessione" degli irlandesi continuano a spingere per far vincere il "si". Anche la Chiesa cattolica per voce dei suoi vescovi sta sposando la causa europeista, anche se, precisano i rappresentanti del Vaticano, "un cattolico può, in coscienza, votare si o no". "Il trattato di Lisbona - recita un comunicato congiunto dei religiosi irlandesi - è di grandissima importanza, non solo per noi qui in Irlanda, ma anche per la forma futura del progetto europeo".
La soluzione all'approvazione del Trattato di Lisbona non si troverà, tuttavia, col referendum di domani dal momento che bisognerà aspettare la ratifica del presidente ceco Vaclav Klaus, noto euro-scettico, che ha sempre sostenuto che non firmerà il documento, approvato l'anno scorso dal Parlamento, finchè anche l'Irlanda non farà lo stesso.

Categoria: Politica
Luogo: Irlanda