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La Moldova cambia volto. Dopo otto anni il comunista Vladimir Voronin si ritira e lascia il posto ai liberal-democratici guidati da Vlad Filat. A costringere Voronin alle dimissioni l'incapacità del partito comunista di procedere all'elezione del presidente della Repubblica, scelto a maggioranza qualificata. Al potere dal 2001, Voronin non poteva più contare sul sostegno popolare. Nonostante l'era comunista sia stata contrassegnata da una costanta crescita economica, il Paese è rimasto legato alle rimesse dei cittadini emigrati e si conferma una delle aree più povere dell'Europa.
La sconfitta del leader comunista segna la vittoria dell'Alleanza per l'Integrazione Europea, schieramento in cui sono confluiti i movimenti politici filo-occidentali. Ed è proprio l'ingresso in Europa il primo obiettivo che Filat ha dichiarato di voler perseguire. Resta comunque ancora da risolvere la questione dell'elezione presidenziale, che potrebbe creare alcuni problemi anche ai liberal-democratici. Qualora Filat e i suoi sostenitori mancassero questo traguardo, la Moldova rischierebbe di cadere nuovamente nel caos politico.