Gli indios, derubati delle terre, soffrono la fame. In due mesi, tre bambini morti di stenti

“Tre bambini
guaranì sono morti di fame in due mesi e centinaia soffrono di malnutrizione. Ammassati
in minuscoli fazzoletti di terra, gli indiani non sanno più dove cacciare, pescare
e nemmeno dove piantare i loro semi. E’ emergenza”. A denunciarlo è
Survival International, un’organizzazione internazionale di sostegno ai popoli tribali, nata per aiutarli
a difendere le loro vite, le loro terre e i loro diritti.
Morte lenta. “Secondo dati ufficiali, nel solo 2004 sono quindici i bambini
guaraní morti di stenti.
Il governo ha annunciato una maggiore distribuzione di aiuti umanitari, ma continua a ignorare
la radice del problema: alla tribù è stata praticamente tolta tutta la sua terra
– spiega Francesca Casella di Survival -. Negli ultimi 70 anni, migliaia di
Guaraní sono stati sfrattati dai loro territori dai coltivatori di soia e dagli allevatori
di bestiame e solo l'1 per cento delle foreste appartenenti al loro territorio
ancestrale è sopravvissuto al disboscamento. Oggi, i
Guaraní vivono ammassati in minuscole riserve in cui, come conseguenza, dilagano suicidi,
alcolismo e violenza”.
Una situazione gravissima, emblema di quanto sta accadendo a molte altre popolazioni
indios sparse per l’intero Brasile, che da anni attendono il riconoscimento della
proprietà originaria e la conseguente omologazione della terra.
Sempre peggio. “E le cose vanno peggiorando – aggiunge Casella -. Il tribunale si sta preparando
a sfrattare una comunità guaraní che, mettendo seriamente a repentaglio la propria
vita, ma spinta dalla disperazione, ha recentemente rioccupato una piccola porzione
della sua terra originaria. La loro terra si trova ancora nelle mani di alcuni
allevatori di bestiame, che minacciano costantemente gli Indiani. Per potersi
sostentare i Guaraní hanno piantato i loro semi: se venissero davvero sfrattati, sarebbero costretti
a tornare in quei fazzoletti di terra, dove non potrebbero sopravvivere. L'obiettivo
della protesta di Survival è anche impedire lo sfratto”.
Ma chi sono i Guaranì. Si tratta di una popolazione amerindiana che da sempre abita i territori che
attualmente sono compresi nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul. Estenuati
da 500 anni di convivenza con l’uomo bianco, che ha sottratto loro ettari ed ettari
di terreno, i
Guarani-Kaiowa (nome completo della tribù) sono stati decimati dalla fame, dagli stenti, raggiungendo
il minimo storico nel 1960, con 100 mila individui. Al termine degli anni novanta
del secolo scorso, per fortuna, il numero è aumentato, sino a superare le 330
mila persone, organizzate in 206 clan, all’interno dei quali è stato censito un
totale approssimativo di 170 idiomi.
Nonostante tutto, sono riusciti a preservare molte delle loro caratteristiche
socio-culturali attraverso i secoli. Hanno mantenuto, resistendo alla contaminazione
culturale portoghese, uno stretto legame, non solo spirituale, ma addirittura
esistenziale con la terra. Prima di subire i soprusi dei coloni, di esser costretti
a un esodo straziante e continuo, ogni Tekoha (villaggio) ospitava un grande clan, cui corrispondeva un capo politico e religioso,
un Nhanderù, investito delle massime cariche della piccola famiglia-nazione.
Tradizioni in pericolo. Agli uomini, contraddistinti da un lungo ago di legno, il "Tembekua", che trapassa loro il labbro inferiore, è destinata una casa dove potersi incontrare
giornalmente, situata in una posizione equidistante dalle altre capanne del villaggio,
che funge da luogo di consultazione. Qui si discute dei matrimoni, dei rituali
e talvolta ci si dedica alla confezione di piccoli ornamenti come collane e braccialetti.
Le donne sono responsabili della gestione del cibo e della propria dimora. Le
case sono disposte in cerchio per delimitare lo spazio abitativo della tribù da
quello della foresta. All'interno delle capanne, le donne si dedicano alla pittura
dei corpi del consorte e della prole ed alla preparazione dei pasti. Nelle immediate
vicinanze di ogni abitazione trovano posto piccoli orti, fino a qualche anno fa
sufficienti a garantire il cibo per la sussistenza di ogni singolo nucleo familiare.
La vendita di oggetti artigianali ha sempre rappresentato una importante forma
di sostentamento, ma il confinamento in riserve sempre più piccole rende molto
difficile ai Guaranì reperire le materie prime delle foresta, sempre più depredata dai coloni.
Paradiso cercasi. Questi Indios cercano il Paradiso sulla Terra, un luogo reale, non ancora rivelato,
dove regni incontrastata la pace e sia totalmente assente la violenza.
Con la terra hanno un rapporto speciale, viscerale.
Nande Ru, il padre della Terra, e
Ugupegua, il padre dei cieli, sono i loro spiriti guida, i loro progenitori. Per questo
soffrono pene spirituali e corporali a causa degli insediamenti dei coloni, che
devastano le loro abitudini, le loro tradizioni, le loro esistenze.
“Aiutiamoli – conclude Francesca Casella – spedendo intanto
il bollettino di azione urgente, un modo per mobilitare l’opinione pubblica, che già molte volte, se spedito
agli indirizzi giusti, ha salvato popoli in pericolo”.