30/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il portavoce del Nld spiega perché il principale movimento di opposizione ha capito che serve un nuovo approccio per mandare avanti la Birmania

I dubbi sui risultati che il nuovo approccio statunitense potrà avere sono ancora molti, ma la Lega nazionale per la democrazia - partito che nel 1990 trionfò conquistando l'80 percento dei seggi, in elezioni mai rispettate dal regime - sembra decisa a voler appoggiare Washington. Lo conferma Nyo Ohn Myint, portavoce per gli affari esteri del Nld.

Qual è la linea del partito in proposito?
L'Nld approva questo cambiamento, in modo cauto però. Vogliamo prima vedere a che cambiamenti porta in realtà, il nostro timore è che il regime usi questa opportunità come un espediente per legittimarsi e ottenere il riconoscimento internazionale.

Ma non eravate a favore delle sanzioni e del boicottaggio del Paese?
Non ho mai pensato che le sanzioni potessero cambiare il sistema politico in Birmania. E ora abbiamo capito che serviva un approccio più attivo e realistico, con le recriminazioni reciproche non si va da nessuna parte. Preferiamo un processo di riconciliazione nazionale: siamo tutti birmani, in fondo.

La svolta degli Usa avrà effetti anche sulla vostraposizione in merito alle elezioni del prossimo anno?
Obama è un uomo molto intelligente, credo che la sua strategia avrà un'influenza positiva sul regime. A quel punto, se il regime mostra di voler vere elezioni, potremo parteciparvi. Ma il problema non è solo il voto, è l'intera nuova Costituzione, che riserva comunque il 25 percento dei seggi in Parlamento a uomini della giunta.

Cosa pensano i birmani di tutto ciò? Hanno modo di capire il quadro che li circonda?
Il popolo birmano è cosciente del cambiamento degli Stati Uniti verso il Paese, e in generale lo approva. La gente è stufa del regime, vuole un cambiamento e ha grandi speranze.

Cosa ne pensa il suo partito della recente liberazione di oltre 7.000 prigionieri da parte del regime?
Qualsiasi liberazione di prigionieri, politici o no, è ben accetta. Però stiamo ancora cercando di valutare la situazione: la cifra di 250 prigionieri politici rimessi in libertà è vaga, i numeri vanno analizzati per capire il criterio con cui hanno proceduto alla liberazione.

A giorni arriverà la risposta dei giudici al vostro ricorso contro la condanna di Aung San Suu Kyi. Sperate in una riduzione della pena o in una liberazione?
Non abbiamo grandi aspettative, a dire il vero. Yettaw è stato rilasciato e consegnato agli Usa, la vittima del suo gesto è agli arresti: questo è chiaramente un processo politico, noi ci opponiamo in tutti i modi ma non abbiamo speranze che il nostro ricorso venga accolto.

Credete che il regime farà di tutto per tenere Suu Kyi prigioniera fino alle elezioni, o qualcosa potrà cambiare se il dialogo darà frutti?

E' difficile dirlo adesso, possono accadere tante cose. Diciamo che ci aspettiamo risultati entro un anno. Forse un compromesso è possibile: una liberazione a patto che non assuma cariche politiche, per esempio. In linea di principio noi non ci opponiamo a una soluzione del genere: l'autorità morale di Suu Kyi è comunque enorme, non ha bisogno di un posto governativo per farla pesare.

Alessandro Ursic

Parole chiave: aung san suu kyi, birmania, giunta, generali, lega, nld
Categoria: Diritti, Donne, Politica
Luogo: Myanmar