18/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.10 - 2005 dal 11/3 al 17/3
 
Soldati in un villaggio del SudanSudan.  Il 15 l'Onu ha dichiarato che sarebbero almeno 180mila le persone morte nei campi profughi a causa di fame e malattie nel Darfur in 18 mesi di conflitto, una media di 10mila al mese. Un’emergenza che si aggrava di giorno in giorno, a circa un anno da quando l’Onu definì quella del Darfur come ‘la peggior crisi umanitaria nel mondo’. La guerra nella regione del Sudan occidentale dura dal febbraio 2003, quando cioè i ribelli di Slam e Jem imbracciarono le armi contro il governo sudanese, che secondo loro non investiva abbastanza in infrastrutture per la popolazione darfurina. Khartoum ha risposto inviando l’esercito e finanziando le milizie janjaweed, responsabili di numerosi massacri nei villaggi. Il numero di profughi fuggiti in Ciad sarebbe arrivato a 200mila, quello degli sfollati interni a quasi due milioni.

Kenya. Nel fine settimana 30 persone sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra clan somali avvenuto nel villaggio di El Golicha, nell’estremo nord, nei pressi della città di Madera. Tra le vittime figurano soprattutto donne e bambini. I due clan, i Garre e i Murule, si contendono le poche risorse idriche della zona. Negli ultimi due mesi l’escalation di violenze che ne è derivata avrebbe già causato tra i 50 e i 60 morti.
 
Golfo di Aden (Somalia/Yemen). La settimana scorsa 110 tra somali ed etiopi sono morti quando due imbarcazioni con le quali tentavano di raggiungere lo Yemen dalla Somalia sono naufragate. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) si sta occupando degli oltre 500 che si sono salvati, ospitandoli in un centro di accoglienza nella località meridionale di Mayfa’a. Il Golfo di Aden rientra tra le rotte migratorie africane verso l’Europa. Migliaia di persone l’attraversano ogni anno a bordo di barche spesso inadeguate e incidenti simili sono molto frequenti, nonostante non si abbia una stima esatta dei morti ogni anno.
 
Iraq, guerriglieroIraq. Il 10 un kamikaze si è fatto esplodere durante un funerale, nei pressi di una moschea sciita a Mosul. Il bilancio della strage è di 51 morti e 77 feriti.
Il 12, un soldato dell'esercito Usa è stato ucciso a Mosul, da colpi di arma da fuoco. Un attacco suicida ha ucciso 4 persone, 2 militari e 2 civili, ad un checkpoint della polizia irachena presso Yusufiya. Un'autobomba è esplosa vicino al quartier generale delle forze speciali irachene a Shirgat, a nord di Mosul, uccidendo 6 persone, tra cui 2 bambini.
Il 13, in una fattoria a 5 chilometri a est di Latifiyah, sono stati trovati 12 cadaveri, tra cui 3 di militari. Almeno 5 civili iracheni, fra i quali una donna, sono stati feriti da colpi sparati da un elicottero militare statunitense a Mosul. Ma fonti locali parlano di tre uccisi: una donna e due bambini.
Il 14, attentato a Baghdad, nel quartiere di al-Ghazaliyah, contro la vettura del direttore generale del ministero della Salute iracheno, Saad al-Amili: 4 guardie del corpo sono rimaste ferite. Un cameraman della televisione del Partito democratico del Kurdistan (Pdk), rapito due settimane fa, è stato ucciso a Mosul.
Il 15, un marine Usa ha perso la vita nella zona di al Anbar. Un'autobomba è esplosa nella zona della moschea di Adilah Khatoun: 4 persone sono rimaste ferite. Un’altra autobomba è esplosa sulla strada che collega Baghdad all'aeroporto uccidendo 4 civili e ferendo 7 persone, tra cui 2 ufficiali della polizia irachena. Un camionista turco, è stato ucciso in un attacco condotto a colpi di granate nei pressi di Beyci. Un'autobomba è esplosa nella zona occidentale di Baghdad, provocando la morte di 1 militare americano e il ferimento di altri 6.
Il 16, un’autobomba è esplosa vicino a una postazione dell’esercito iracheno a Baquba, 3 soldati sono rimasti uccisi, feriti altri 5 militari e 3 civili.
 
Israele e Palestina.  L'11 Israele ha fatto sapere che si ritirerà dal corridoio noto come “Philadelphi”, quello che separa la Striscia Di Gaza dal confine egiziano. Il 14 una lettera è stata recapitata al primo ministro israeliano Sharon e ai ministri israeliani della Difesa e dell'Istruzione. Portava la firma di 250 studenti liceali israeliani che rendevano nota la loro volontà di rifiutarsi di prestare servizio militare nei Territori Occupati. Non rifiutano di difendere il loro Paese, ma non condividono quella che nella lettera definiscono “un'occupazione e un'umiliazione gratuita inferta ai palestinesi”.
Il 16 l'Autorità Nazionale Palestinese e lo stato d'Israele hanno firmato un accordo per il ritorno delle città di Gerico e Tulkarem sotto il controllo delle forze di polizia palestinesi.
 
Libano. Il 15 fonti siriane hanno confermato il completamento della prima fase del ritiro dell'esercito di manifestazione pro-SiriaDamasco dal Libano. Per ora sono andati via 8 mila militari siriani (su un totale di 14 mila presenti) e tutti gli apparati dei servizi segreti presenti a Beirut.
 
Algeria. Il 12, in scontri tra agenti di polizia e un gruppo di guerriglieri, sono rimaste uccise 4 persone. Due di loro appartenevano alle forze dell'ordine e due al gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento.
 
Haiti.  L’11 circa 20 persone che volevano fuggire dalla situazione caotica in cui versa la nazione a bordo di una imbarcazione, sono morte in un naufragio.
Non sta invece riscuotendo un grande successo la riconsegna delle armi da parte degli ex appartenenti alle forze di sicurezza haitiane.
Il 15 un gruppo di ex militari, circa 300, ha riconsegnato le armi alle autorità. Sono stati recuperati solo 7 fucili.
 
Colombia. Il 16, durante uno scontro tra guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) e una pattuglia di polizia, sono rimasti uccisi 3 poliziotti e 1 civile. L’episodio è accaduto lungo una strada centrale del Paese, a 300 chilometri ad ovest di Bogotà. Quattro poliziotti sono rimasti feriti.
La Colombia è teatro da oltre 40 anni di una sanguinosa guerra civile. A combattersi sono i guerriglieri rivoluzionari marxisti, riuniti nelle Forze armate rivoluzionarie (Farc) e nell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e i paramilitari di destra, filo governativi, riuniti nelle Autodifese Unite (Auc). Il conflitto ha fatto finora oltre 150mila morti.
 
Nepal.  Il 14 almeno 500 dissidenti politici sono stati arrestati durante alcune manifestazioni di protesta contro il re. Intanto continuano le tensioni dopo il primo febbraio, quando il re Gyanendra ha preso i pieni poteri e nominato un Esecutivo di suoi fedelissimi. Nel Paese è in corso dal 1996 la guerra tra ribelli maoisti ed esercito governativo che ha causato 11.000 vittime.
 
Filippine, militari Filippine. L’11, 5 soldati e 5 ribelli sono rimasti uccisi durante gli scontri tra forze governative e separatisti musulmani sull'isola di Jolo, nel sud delle Filippine. Lo si è appreso da fonti militari. La battaglia è avvenuta nei pressi della città di Parang e ha coinvolto i seguaci di Nur Misuari - un leader separatista in prigione - e i membri dell'organizzazione terrorista Abu Sayyaf. Il gruppo è accusato di aver legami con la rete internazionale al-Qaida. Altri scontri in un luogo non indicato e avrebbero provocato altri 5 morti tra le forze ribelli.
Il 15, 22 carcerati che stavano conducendo una rivolta in una prigione di Manila sono stati uccisi dalle forze di sicurezza. Tra loro c’erano tre membri di Abu Sayyaf.
Il conflitto tra governo e ribelli musulmani dura dagli anni ’70 e si consuma soprattutto nelle regioni meridionali del Paese.
 
Sri Lanka. Il 16 un giovane di etnia tamil è stato ucciso nell'est del Paese, forse per mano dei ribelli delle "Tigri per la liberazione della patria tamil" (Ltte). Fonti militari hanno dato notizia dell'uccisione di Myilvaganam Jeyaganesh, 23 anni, raggiunto da colpi di arma da fuoco. Il portavoce dell'esercito, Daya Ratnayake, ha accusato del delitto l'Ltte, sostenendo che la vittima si opponeva al movimento ribelle, attivo dal 1983 nel nord e nell'est dell'ex Ceylon. Il quasi ventennale conflitto tra governo e Ltte, movimento che combatte per l'indipendenza dei territori settentrionali e orientali abitati in prevalenza dai tamil, è costato la vita ad almeno 65.000 persone.
 
Kashmir, soldatiKashmir indiano. Il 14, un militare, un militante islamico e un civile sono rimasti uccisi in un raid dell’esercito indiano nel villaggio di Zandabal, a nord di Srinagar, capitale del Kashmir indiano.
Il 15 almeno 14 persone sono rimaste ferite da una granata lanciata da presunti ribelli musulmani nella città di Punch, a nord di Srinagar. Obiettivo dell’attentato era un posto di guardia militare, ma la granata è caduta per sbaglio poco distante tra un gruppo di civili.
Il 16 una persona ha perso la vita e altre 28 sono rimaste ferite per l’esplosione di una bomba nel mercato di Rajouri (sud del Kashmir).
Il 17 i guerriglieri hanno ucciso Fayaz Ahmad Majoo, un membro del Congresso eletto nelle elezioni municipali di gennaio.
La ribellione separatista contro le truppe indiane è iniziata nel 1989 e finora ci sono state 40.000 vittime.
Categoria: Guerra
Luogo: gli articoli
Articoli correlati: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: