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La Corte Suprema dello Zimbabwe ha respinto oggi l'accusa contro la leader attivista per i diritti Jestina Mukoko indicata dalle forze dell'ordine come presunto mandante di un complotto per rovesciare il presidente ottantacinquenne Robert Mugabe. La Corte ha sostenuto che lo Stato aveva violato i diritti dell'imputata. "Lo Stato - ha sostenuto il giudice Godfrey Chidyausiku - tramite i propri agenti ha violato il diritto costituzionale della ricorrente, obbligandola ad una condizione permanente di procedimento penale". Mukoko è stata sequestrata in casa sua nel dicembre del 2008 e detenuta in un luogo sconosciuto prima di essere trasferita nel noto carcere di Chikurubi, fuori da Harare. L'accusa ascrittale è stata quella di aver reclutato persone per addestrarle al terrore nel vicino Botswana. Meccanica la smentita sia da parte del governo di Gaborone che da parte del Movimento per il Cambiamento Democratico (MCD) che fa capo al primo ministro del governo di Harare e leader riformista Morgan Tsvangirai.
Durante la sua permanenza nel carcere di Chikurubi gli avvocati della donna hanno sempe denunciato che la loro assistita veniva sistematicamente torturata dagli agenti di custodia nel tentativo di costringerla a confessare le accuse di banditismo e tradimento. Il suo arresto insieme a quello di decine di altri attivisti legati al MCD ha minacciato la regolarità dei colloqui per la formazione del governo di unità dello Zimbabwe. Mukoko, che è uscita dal carcere nel marzo scorso dietro pagamento di una cauzione, ha dichiarato di sentirsi serena per il verdetto. "Sono ovviamente sollevata, le accuse non avevano senso e non credo che la gente mi possa incolpare per qualcosa di simile" ha sostenuto l'attivista, rivelando il suo senso di vergogna per "essere stata indicata come una criminale comune".