24/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al documentarista Roman Herzog, autore di 'Noi difendiamo l'Europa', audiodoc sulla Libia

Questa sera, a Roma, alle 21 presso il Nuovo Cinema Aquila, viene presentato in anteprima nazionale l'audio documentario Noi difendiamo l'Europa!, del autore e documentarista tedesco Roman Herzog. Un lavoro di 70 minuti, che racconta l'altra sponda del Mediterraneo: la Libia.

Herzog, alla fine del cammino che ha riportato la Libia nel club degli stati 'amici' dell'Ue, è riuscito a lavorare nel Paese guidato dal colonnello Gheddafi da quarant'anni. Un paese che, sempre più, è legato alle politiche repressive europee nei confronti dei migranti. Tutti abbiamo ancora negli occhi le immagini dei respingimenti in mare ordinati dal governo Berlusconi ed effettuati senza alcuna verifica delle condizioni di vita di tutti coloro che rispediamo al mittente. Herzog, invece, è andato a vedere cosa accade. Una scelta difficile, perché anche solo fare il giornalista nella Libia di Gheddafi è molto duro. ''Ho avuto la fortuna di poter entrare nel paese grazie al mio lavoro per la radio pubblica tedesca, quindi sono riuscito a ottenere un visto che altrimenti è negato'', racconta il documentarista che vive in Italia. ''Nonostante questo, però, siamo stati seguiti dal primo all'ultimo minuto da 'osservatori' del governo, che spesso venivano fatti passare per interpreti. Comunque sono riuscito a realizzare quello che volevo raccontare''.

Quello che racconta Herzog, del cui lavoro è possibile ascoltare un estratto sul sito Fortress Europe, è una raccolta di testimonianze dirette, dalla viva voce dei migranti fino ai militari libici, dagli attivisti agli operatori delle organizzazioni non governative fino ai dissidenti libici. Un lavoro difficile, non pensato per il pubblico classico dei documentari in televisione, dove certi temi incontrano, però, sempre meno spazio. ''La radio non può immaginare di rivolgersi a una platea ampia come quella della televisione, ma per un lavoro come quello che ho potuto svolgere in Libia l'assenza di una telecamera diventa un vantaggio enorme - spiega Herzog - Le forze di sicurezza, in assenza di un video, sono stati meno assillanti rispetto al mio lavoro. Questo è stato un grande vantaggio, che ci ha permesso di raccogliere testimonianze importanti, come quella di un oppositore amazigh, della comunità berbera, che ha potuto rendere l'idea di una dittatura brutale come quella libica''.

Una dittatura, però, che fa affari d'oro con gli Usa e l'Ue, in barba al rispetto dei diritti umani. ''Siamo riusciti a parlare anche con alcuni migranti nei centri di detenzione, alcuni di loro erano lì da anni. In condizioni disperate. Ma questo sembra non interessare nessuno'', racconta il giornalista tedesco, che cura il sito Audiodoc. Colpisce l'indifferenza della società civile europea, ma che situazione c'è in Libia? I cittadini si rendono conto di quello che capita ai migranti? 
''In Libia, dopo tanti anni, non esiste una società civile. Le persone, da troppo tempo, non riescono più a relazionarsi fuori da una logica di stretto controllo delle opinioni. Per fare un esempio, all'università, ho provato a parlare con studenti, con ragazzi, chiedendo loro cosa ne pensano della loro vita. Mi guardavano, si giravano ed andavano via. Un rifiuto, un timore totale rispetto alla sola idea di parlare. E tutti quelli che ho intervistato, attivisti e oppositori, hanno scontato anni di carcere e vivono sotto la costante minaccia dell'arresto''.

Le autorità libiche hanno percepito questa indifferenza europea al destino dei migranti respinti? ''All'Unione Europea sembra che il discorso sui diritti umani non interessi per nulla nel dibattito sui migranti: la priorità è solo quella di bloccare il flusso. Questo l'hanno capito molto bene i libici. Nessuno di loro, durante la lavorazione del documentario, ha tentato di nascondere la realtà di brutalità, di maltrattamenti e le condizioni disumane nelle quali sono tenuti i migranti. Hanno sempre replicato che da loro funziona così. Vogliamo altro? Non abbiamo che da pagare per ottenerlo. Se non lo facciamo, o paghiamo per finanziare quel genere di trattamento, vuol dire che all'Ue va bene così. Per questo ho deciso d'intitolare il documentario Noi difendiamo l'Europa!, perché è quello che le autorità libiche pensano''.
Il documentario di Herzog, che domani sarà presentato anche a Palermo, offre uno strumento per la società civile italiana ed europea, perché non si possa dire che 'non sapevo' cosa accade ai migranti respinti in Libia.

Christian Elia

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