17/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Le testimonianze dei civili afgani ricoverati nell'ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand

Queste testimonianze sono estratte dal reportage che verrà pubblicato sul numero di ottobre della rivista mensile di Peacereporter. Raccontano storie, sono cariche di rabbia e sono le voci dirette di chi sta soffrendo gli effetti della guerra in corso in Afghaniostan. L'attentato di Kabul, oltre alle dieci vittime italiane, di cui sei morti, ha fatto dieci morti fra i civili e altri cinquantacinque feriti.

Foto di Naoki Tomasini "Quando abbiamo sentito arrivare gli elicotteri stranieri, noi civili siamo scappati via perché avevamo paura, ma dagli elicotteri ci hanno sparato contro con i missili", racconta Karim, occhi azzurro cielo e baffi arricciati in punta. "Molti di noi sono stati feriti e almeno cinque o sei sono morti".
Il giovane Rashid è seduto in carrozzina con un'amputazione al ginocchio. "Me ne stavo seduto con due amici davanti a casa mia quando i blindati stranieri appostati in cima alla collina di fronte hanno sparato un colpo contro di noi. Io sono rimasto ferito alle gambe, ma i miei due amici sono morti".
"Gli elicotteri stranieri hanno bombardato il mio villaggio. La mia stalla ha preso fuoco e mentre cercavo di spegnere l'incendio per salvare i nostri animali hanno bombardato ancora. E io sono rimasto ferito. Ho perso la mano destra: ora chi me la ridà?", protesta Farid, grande e grosso, indicando il moncherino fasciato.
Wali fissa le pieghe delle lenzuola, parlando come se fosse in trance. "Riempivo le taniche per irrigare il nostro campo quando sono arrivati i soldati stranieri e mi hanno sparato. Sono caduto a terra e ho alzato una mano per dirgli di non sparare, ma loro hanno fatto fuoco un'altra volta. Dicono che ci vogliono difendere dai talebani e poi sparano a noi civili: bel modo di aiutarci!".
Abdul, un bellissimo ragazzo dai capelli ricci, ha perso un braccio in un attacco suicida dei talebani a Grishk. "La presenza delle truppe straniere non ci aiuta. Anzi, ci mette tutti in pericolo. L'attentato suicida nel quale sono rimasto ferito non sarebbe avvenuto se nel mio villaggio non ci fossero stati i soldati stranieri".
"Questi attacchi suicidi che colpiscono anche noi civili sono fatti contro i soldati stranieri", dice Saad agitando l'indice contro il soffitto. "Tutto questo non accadrebbe se loro non ci fossero. Sono venuti promettendoci la pace, ma ci hanno portato solo guerra. In questi otto anni non hanno fatto niente per noi!".

Enrico Piovesana

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