16/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Se il sindacato ed i potenti avessero speso meno energie per difendere il loro orto e più fatica per difendere la loro e la nostra libertà, oggi forse il problema del conflitto di interessi non ci sarebbe

Ci saremo, in piazza, il prossimo sabato 19. Ma vorremmo che fossero tanti e tanti i cittadini, a partecipare.
Perché la libertà di stampa e di informazione è un bene troppo prezioso per essere lasciato in mano ai giornalisti.
Avevo poco più di vent'anni quando per la prima volta, in una redazione, mi sono sentito dire "di questo non si può scrivere perché il nostro ufficio marketing non vuole". Si trattava di vivisezione. E gli inserzionisti di un giornale femminile sono in gran parte case produttrici di cosmetici che - soprattutto allora - praticavano la vivisezione a più non posso.
Sono almeno vent'anni, di più non posso dire, che i potenti della nostra categoria - sindacalisti, direttori, capiredattori e giù andare - si occupano più dei loro privilegi e dei loro "poteri" piuttosto che della loro libertà. Che, a ben pensare, è la libertà di tutti i cittadini, che dai giornali devono essere informati e dunque formati.

Questa è la prima grande mobilitazione della categoria per una questione di principio. Prima, si pensava solo ai contratti e agli integrativi. Come se i contrattualizzati non ne avessero poi abbastanza, di privilegi, rispetto agli altri lavoratori. Nemmeno sui loro colleghi precari è mai stato speso grande impegno da parte dei nostri potenti.

Per non parlare della bizzarra situazione, del tutto anomala, e del tutto estranea a qualsiasi economia liberale, del finanziamento pubblico alla stampa, alla radio e alle televisioni. Di questo si può e si deve discutere. Io difendo il finanziamento pubblico all'informazione, perché è un diritto, quello di essere informati, come quello di essere curati. Ma, appunto, parliamo di informazione. Non di propaganda di partito. E i maggiori finanziamenti li prendono proprio le testate "politiche".
Per non parlare dei grandi gruppi editoriali, che vengono lautamente finanziati dal denaro dei contribuenti pur incassando quanto basta a tirare avanti la baracca da quella stessa pubblicità che ne condiziona poi anche i contenuti. Un panorama intricato, oltre che fosco.

Un panorama che, più che essere la conseguenza di questo Governo, ne è una concausa. Un panorama che però è stato disegnato per grande parte dalla nostra categoria: se il sindacato ed i potenti avessero speso meno energie per difendere il loro orto e più fatica per difendere la loro e la nostra libertà, oggi forse il problema del conflitto di interessi non ci sarebbe. E forse non ci sarebbe nemmeno questo presidente del Consiglio.

 

Maso Notarianni

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