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Il regime di incomunicabilità in cui versano i detenuti spagnoli viola le leggi internazionali sui diritti umani. Lo denuncia Amnesty International in un rapporto presentato oggi, nel quale si chiede alla Spagna di cambiare il codice di procedura penale, uno dei più rigidi d'Europa, che allo stato attuale permette che un arrestato sospettato di terrorismo possa stare anche tredici giorni senza parlare con un avvocato o vedere un medico di propria scelta.
"È inammissibile che una persona detenuta per qualsiasi ragione sparisca per giorni come risucchiata in un buco nero. Questa mancanza di trasparenza può essere usata per coprire le violazioni dei diritti umani", ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma per Europa e Asia Centrale di Amnesty International, aggiungendo che molti detenuti in incommunicando hanno affermato di aver subito torture e maltrattamenti, sebbene a poche di queste denuncie siano seguite indagini approfondite.
L'organizzazione per la difesa dei diritti umani ha citato il caso di Mohamed Mrabet Farsi, arrestato il 10 gennaio 2006 nella sua abitazione nei pressi di Barcellona, con l'accusa di terrorismo. L'uomo, che sarà giudicato alla fine del mese, per giorni non poté informare i famigliari del proprio arresto, né far sapere loro o alla propria ambasciata dove si trovasse, inoltre ha asserito di essere stato bendato, minacciato e privato del riposo.
Amnesty International chiede inoltre di avviare indagini tempestive, esaurienti e imparziali su tutte le denunce di tortura e altri maltrattamenti presentate dai detenuti.
Il governo spagnolo, che non ha ancora dato una risposta ufficiale al rapporto, giustifica l'uso della detenzione in incommunicando adducendo ragioni di sicurezza nazionale e salute pubblica.