04/02/2004
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Dieci civili afgani, in maggioranza donne e bambini, uccisi in un nuovo raid Usa
Bombe Usa dirette alla guerriglia talebana che invece di uccidere il
nemico fanno strage di bambini, donne e uomini innocenti. Da noi non ne
se parla, ma in Afghanistan il problema delle vittime civili causate
‘per errore’ dai sempre più frequenti e intensi raid militari
statunitensi contro la resistenza talebana sta diventando sempre più
grave.
Tanto grave che nemmeno il filo-americano presidente Hamid Karzai può
far finta di niente, anche perché ormai si considera in campagna
elettorale e certe cose, adesso, non conviene tacerle o minimizzarle
(come accade di solito), anche a costo di alzare la voce contro coloro
ai quali lui deve molta riconoscenza.
Nei giorni scorsi Karzai ha reso pubblico il risultato di un'indagine
governativa avviata in seguito alle proteste popolari scatenate
dall’ultima strage di civili, avvenuta lo scorso 17 gennaio nella
provincia centrale di Uruzgan.
Quel giorno i soldati statunitensi hanno fatto irruzione nel villaggio
di Saghatho, nella valle di Char Chino, 330 chilometri a sud-ovest di
Kabul. Secondo fonti d’intelligence, in una casa del villaggio era in
corso una riunione di comandanti di medio livello della resistenza
talebana. Quando – sempre secondo la versione americana – alcuni
guerriglieri hanno tentato la fuga è intervenuta una ‘mitragliera
volante’ Ac-130, che ha bombardato i fuggiaschi uccidendo cinque
‘combattenti’.
Ma dalle indagini condotte sul posto dalle autorità afgane le cose sarebbero andate diversamente.
Le persone che scappavano dal villaggio non erano talebani ma tre
famiglie di civili che, impaurite dalla presenza dei soldati e temendo
di venir fatti prigionieri, cercavano di allontanarsi in direzione del
fiume. Non ci sono arrivati. Quattro bambini, tre donne e tre uomini
sono stati uccisi dal fuoco delle mitragliatrici pesanti dell’Ac-130.
Le immagini diffuse da Al-Jazeera confermano questa ipotesi.
I vertici militari Usa, che dopo le due stragi di bambini del 5 e 6
dicembre 2003 avevano promesso di rivedere le loro procedure di
ingaggio, hanno negato questa versione fin dal primo momento,
rigettando i risultati dell’inchiesta difesa pubblicamente dallo stesso
presidente Karzai. Ne è nato un vero e proprio braccio di ferro
diplomatico, culminato martedì con l’intervento del comandante in capo
delle forze Usa in Afghanistan, il generale David Barno che, in
occasione della cerimonia di inaugurazione del nuovo quartier generale
americano – spostato dalla base di Bagram al centro di Kabul – ha
criticato l’inchiesta sull’incidente, difendendo l’operato delle forze
Usa e confermando le notizie circolate nei giorni scorsi riguardo alla
preparazione di una grande offensiva militare di primavera contro i
talebani, che porterà alla loro distruzione entro la fine dell’anno,
assieme alla cattura della famigerata triade Bin Laden, mullah Omar e
Gulbuddin Hekmatyar.
Una risposta indiretta all’ultimo proclama dello stesso mullah Omar,
capo dei talebani, che nei giorni scorsi, in occasione della festa
islamica di Eid al-Adha, si è rifatto vivo con un minaccioso comunicato
reso pubblico dal portavoce dei talebani, Hamid Agh. “La nostra jihad
per liberare l’Afghanistan dall’esercito dei crociati americani –
promette il mullah – continuerà fino alla vittoria. Dopodiché, se vuole
Allah, l’America sparirà dalle terre dei musulmani e si dissolverà,
andando in pezzi come è successo all’Unione Sovietica dopo essere stata
costretta a ritirarsi dall’Afghanistan".
"Dopo due anni di occupazione - continua il mullah Omar - le promesse
dell’ipocrita regime fantoccio di Hamid Karzai non sono state
mantenute, così come l’impegno di porre fine allo strapotere e alle
violenze dei signori della guerra, che comandano ancora come dei
prìncipi feudali. La Loya Jirga è stata solo uno strumento di
propaganda usato dal regime per ingannare gli afgani, per far credere
loro che l’occupazione del paese porterà alla creazione di un governo
che tutelerà gli interessi del popolo e difenderà i valori dell’Islam.
Ma la realtà delle cose è un’altra. Gli afgani hanno perduto il governo
islamico che da secoli governava il paese e ora sono soggetti
all’insicurezza, alla violenza, ai bombardamenti, all’immoralità e al
vizio”.
Dall’agosto del 2003, quando i talebani hanno iniziato la guerriglia di
resistenza, ci sono stati oltre cinquecento morti. Solo nell’ultimo
mese si sono registrate circa ottanta vittime. Si tratta in maggioranza
di afgani, sia civili vittime di attentati talebani o attacchi Usa, sia
combattenti dell’esercito governativo o della stessa resistenza
talebana. Ma anche la coalizione internazionale ha pagato con numerose
vittime, soprattutto, ovviamente, militari statunitensi.
Secondo le stime ufficiali del Pentagono il numero dei caduti americani
dall’inizio della guerra, nel 2001, sarebbe 107. Ma questa cifra,
secondo alcuni analisti, è molto sottostimata: in realtà i soldati Usa
morti sarebbero circa un migliaio , un bilancio troppo pesante da poter
presentare in tempo di elezioni a un’opinione pubblica già scoraggiata
dallo stillicidio di soldati morti in Iraq.
La verità, si dice, è sempre la prima vittima della guerra. E questo
vale per i civili afgani vittime dalle bombe Usa, ma anche per i
ragazzi statunitensi vittime della politica estera di Bush.
Enrico Piovesana