10/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La conferma a PeaceReporter dal ministero degli Interni di Kabul

E' stato il colonnello tedesco Georg Klein, la mattina del 4 settembre, a ordinare che ai piloti dei caccia F-15 statunitensi di sganciare le loro bombe da 500 libre sulle autocisterne di gasolio sequestrate a Kunduz dai talebani.

L'ufficiale Nato ha preso la decisione guardando le sgranate immagini in bianco e nero trasmesse dalla telecamera di un velivolo di sorveglianza Usa, in cui si vedevano un centinaio di puntini in movimento attorno al camion impantanato: tutti guerriglieri talebani, secondo un informatore afgano che in quel momento era al telefono con il colonnello. Talebani pronti a usare quelle autobotti in un attentato contro la base dei militari tedeschi.
L'ordine è partito. Le bombe sono cadute.
Quando il fungo dell'esplosione levatosi dall'autocisterna si è dissolto, solo alcuni dei puntini neri sul monitor si muovevano ancora.

Sul numero delle vittime di questo bombardamento si è subito scatenata una guerra di cifre: 54 morti, di cui 6 civili, secondo il governatore di Kunduz, Mohammad Omar; 57 morti, tutti talebani, secondo l'Esercito tedesco; cento e passa, per metà civili, secondo testimoni locali.
Una fonte ben informata del ministero dell'Interno di Kabul, contattata da PeaceReporter, riferisce che le persone morte quella notte sono 56: 16 guerriglieri talebani e 40 civili, di cui almeno tre bambini.
Decine i civili feriti e ustionati, alcuni ricoverati anche all'ospedale di Emergency di Kabul.

 

Enrico Piovesana

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