10/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Molti dei condannati soffrono di disturbi mentali per le condizioni in cui vengono reclusi

Iwao Hakamada, detenuto nel braccio della morte dal 1968 nonostante soffra di gravi disturbi mentali, potrebbe essere graziato. Il suo caso è stato portato alla luce dalla campagna promossa da Amnesty International, che ha inviato al premier Yukio Hatoyama un rapporto di 72 pagine con la richiesta di porre fine alle esecuzioni in Giappone.
La vicenda di Hakamada, che prima dell'arresto era un noto campione di pugilato, ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica giapponese perché l'uomo sarebbe stato interrogato per 22 giorni di fila, 16 ore al giorno, senza un avvocato, prima che confessasse di aver ucciso quattro persone nella città di Shimizu il 30 giugno 1966. L'indagato durante l'udienza aveva ritrattato la versione dei fatti rilasciata alla polizia, affermando che gli agenti lo avevano schiaffeggiato e gli avevano tirato i capelli per estorcergli una confessione. Il suo legale, Hideyo Ogawa, sostiene inoltre che gli abiti indossati dall'assassino non sono della stessa taglia del sospettato, né l'arma che l'uomo ha detto di aver usato può aver procurato le ferite trovate sui corpi delle vittime. Addirittura uno dei magistrati giudicanti si era dimesso, passando dalla parte della difesa, scandalizzato per l'evidente errore giudiziario che si stava commettendo.
Secondo Amnesty International, Hakamada non è l'unico prigioniero giapponese ad aver sviluppato disturbi mentali dopo essere stato rinchiuso nel braccio della morte. L'organizzazione per la difesa dei diritti umani ha inoltre denunciato che i condannati vengono informati che verranno impiccati soltanto poche ore prima che l'esecuzione avvenga.
In Giappone, dove la pena capitale è supportata dal una larga maggioranza della popolazione, sono attualmente 102 i prigionieri nel braccio della morte, molti dei quali anziani e rinchiusi per anni in isolamento, senza poter nemmeno incontrare i propri familiari. Tra il gennaio 2006 e lo stesso mese del 2009 sono stati uccisi 32 uomini, tra cui 17 carcerati con più di 60 anni.

Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Giappone