14/09/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Washington pensa di abbandonare gradualmente il petrolio per passare al gas naturale

Ce l'hanno in casa, ora costa molto meno, usandolo non si finanzierebbero Paesi ostili e ci guadagnerebbe anche l'ambiente, quindi tutti noi. Gli Stati Uniti, che consumano un quarto del petrolio estratto ogni giorno nel mondo, stanno pensando di convertirsi al gas naturale. Il dibattito è ancora agli inizi e non è detto che i progetti diventino realtà. Ma di sicuro si continuerà a parlarne per molto, e non solo negli Usa.

L'anno scorso il prezzo del gas aveva sorpassato i 13 dollari per milione di British Termal Unit (Btu); attualmente, dopo una discesa costante che potrebbe non essere ancora finita, il prezzo è sceso a 2,8 dollari. Dato che 5,8 Btu corrispondono alla quantità di energia prodotta da un barile di petrolio - che al momento costa attorno ai 70 dollari - si capisce perché gli investitori ci abbiano messo gli occhi sopra: è come se un barile di greggio ora costasse neanche 16 dollari.

Perché il prezzo del gas è sceso così tanto? La recessione mondiale ha avuto sicuramente un peso, facendo calare la domanda di energia elettrica, e non sono da escludere giochi speculativi. Ma soprattutto, mentre ancora alla metà di questo decennio si pensava che le riserve di gas naturale fossero in esaurimento, nell'ultimo le compagnie energetiche hanno localizzato riserve gigantesche di gas nel sottosuolo statunitense, anche grazie all'impiego di nuove tecniche di esplorazione. Di conseguenza, si calcola che le riserve Usa siano diventate le più estese al mondo; sufficienti per 100 anni di consumi nazionali, sostiene il magnate dell'energia T. Boone Pickens, uno dei grandi sostenitori del passaggio al gas.

Oltre alla forbice tra i prezzi delle due materie prime, intervengono anche ragioni di sicurezza nazionale: gli Usa importano i due terzi del greggio che consumano, acquistandolo da varie fonti tra cui i Paesi del Medioriente e il Venezuela di Chavez. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, chiunque faccia notare il nesso sa di colpire un nervo scoperto degli americani. E per finire, il gas naturale emette il 25 percento di emissioni nocive in meno rispetto al petrolio, nonché la metà di quelle del carbone, utilizzato ancora in molte centrali termoelettriche.

Dato che affidarsi solo all'energia solare ed eolica è ancora utopistico, perché i costi rimangono più alti rispetto alle fonti tradizionali, i promotori del gas propongono un suo ruolo da "tecnologia ponte" tra le due epoche, il petrolio e l'energia pulita. Secondo tali piani, l'intero parco automobilistico americano - responsabile del 70 percento del consumo petrolifero nel Paese - dovrebbe essere convertito al gas, capacità al momento condivisa da una frazione (solo 150mila) di veicoli negli Usa. Le centrali elettriche dovrebbero abbandonare il carbone per il gas; alcun - dato il crollo del prezzo alcune - hanno già provveduto.

Pickens, assieme al tycoon Ted Turner, è a capo della lobby che durante l'estate ha cercato di preparare il terreno in vista della battaglia legislativa che cercheranno di portare al Congresso questo autunno. A Washington se ne parla sempre di più, e senza dubbio dei vantaggi ambientali si discuterà in vista del vertice sul clima di Copenaghen, il prossimo dicembre: gli argomenti sono accattivanti, e anche gli ambientalisti sono indecisi. Ma non è detto che le idee vengano davvero messe in pratica.

Negli Stati orientali la lobby del carbone è ancora molto forte. Soprattutto, se si intende far viaggiare le auto e i camion americani a gas, al momento manca la rete distributiva del carburante, e non sono infrastrutture che vengono costruite in pochi mesi. Altri analisti fanno notare che se il prezzo del gas salisse di nuovo, non necessariamente ai picchi dell'anno scorso, molti dei calcoli economici attuali non sarebbero più validi. Si tratterebbe insomma di un cambio epocale, che al momento rimane una scommessa. Che se venisse giocata, però, potrebbe avere effetti a catena - ambientali, strategici, politici - sul resto del mondo.

 

Alessandro Ursic