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Sarà emessa oggi a Belgrado, dopo un processo durato otto mesi, la sentenza sul caso dei quattro estremisti Wahabiti (islamici tradizionalisti) accusati di terrorismo, due dei quali sono ancora latitanti.
Nedžad Bulić, Bajram Aslani, Adis Murić e Enes Mujanović sono sospettati di aver acquistato grandi quantità di armi, munizioni ed esplosivi per utilizzarli contro la polizia di Novi Pazar, città della Serbia centrale, mentre gli agenti prestavano servizio di sicurezza allo stadio della città.
Gli imputati avrebbero formato, tra maggio e settembre 2007, un'organizzazione criminale con l'obiettivo di "ottenere il potere politico e religioso".
I quattro accusati non hanno cercato di discolparsi in alcun modo durante il processo. "Sono assolutamente convinti che quello che stanno facendo è il volere di Dio" ha spiegato Rešid Hafizović, professore di Scienze Islamiche all'Università di Sarajevo.
È il secondo caso in Serbia di terrorismo di matrice Wahabita, dopo che un gruppo di dodici estremisti era stato arrestato due anni fa sul monte Ninaj e condannato il 3 luglio scorso a un periodo di detenzione. Gli arrestati possedevano diverse armi e munizioni, oltre che filmati di uccisioni di soldati americani e altro materiale propagandistico che esaltava le virtù dei combattenti della jihad.
L'accusa non ha ancora rilevato connessioni dirette tra le due organizzazioni terroristiche. Estremisti appartenenti alla setta fondata da Muhammad al-Wahhāb sono presenti in Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Albania, Georgia e Siria.