Nelle Andamane e Nicobare, devastate dallo tsunami, la ricostruzione procede con lentezza
Spiagge
ricoperte di rami e tronchi corrosi dal sale. Scheletri di case in riva al
mare. Animali spauriti sulle rovine. Sono alcuni resti dello tsunami che ha
colpito le isole Andamane e Nicobare il 26 dicembre scorso. Nei due arcipelaghi
indiani, che si estendono per 700 chilometri nel Golfo del Bengala, non sarà
mai possibile conoscere il numero esatto delle vittime. Fonti ufficiali parlano
di 1.894 morti accertati e 5.500 dispersi, ma i missionari del Pilar a gennaio
hanno fatto un
bilancio molto superiore: le vittime sarebbero addirittura 30mila. Le isole,
situate solo a cento chilometri dall’epicentro del terremoto, sono state
completamente sommerse.
Nuova Delhi finora ha stanziato 200 milioni di dollari,
ma la ricostruzione procede con lentezza
per la mancanza di coordinamento tra i diversi uffici governativi. Le autorità
indiane, inoltre, hanno respinto l’intervento di organizzazioni umanitarie
straniere e limitato l’accesso alle isole a pochi osservatori locali. Le
condizioni degli sfollati, raggruppati in accampamenti di fortuna, potrebbe
aggravarsi nei prossimi mesi con l’arrivo della stagione monsonica.

Intanto i
coloni,
giunti dal continente indiano trent’anni fa, chiedono di lasciare le Andamane
e
Nicobare perché ritengono di non avere futuro qui. “I nuovi abitanti – spiegano
i missionari del Pilar - si trasferirono sulle isole in cerca di terra e
opportunità di lavoro e affari. All’inizio erano i più poveri fra i poveri, ma
nel corso del tempo hanno raggiunto un certo benessere. Il mattino del 26
dicembre 2004, questa agiatezza relativa conquistata con grande fatica si è
trasformata in una condizione di estrema vulnerabilità”. Gli indigeni (60 per
cento della popolazione e divisi in molti gruppi) invece non hanno scelta. Come i coloni hanno perso
tutto, ma non hanno altri luoghi dove andare. Nel loro caso, lo tsunami ha
esasperato una situazione di già estrema miseria. I religiosi del Pilar sono
presenti nelle Andamane e Nicobare dal 1965 e sono stati fra i primi, dopo il
maremoto, a portare soccorso a queste popolazioni dimenticate dell’Oceano
indiano.