17/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nelle Andamane e Nicobare, devastate dallo tsunami, la ricostruzione procede con lentezza
 
Spiagge ricoperte di rami e tronchi corrosi dal sale. Scheletri di case in riva al mare. Animali spauriti sulle rovine. Sono alcuni resti dello tsunami che ha colpito le isole Andamane e Nicobare il 26 dicembre scorso. Nei due arcipelaghi indiani, che si estendono per 700 chilometri nel Golfo del Bengala, non sarà mai possibile conoscere il numero esatto delle vittime. Fonti ufficiali parlano di 1.894 morti accertati e 5.500 dispersi, ma i missionari del Pilar a gennaio hanno fatto un bilancio molto superiore: le vittime sarebbero addirittura 30mila. Le isole, situate solo a cento chilometri dall’epicentro del terremoto, sono state completamente sommerse.
 
Nuova Delhi finora ha stanziato 200 milioni di dollari, ma  la ricostruzione procede con lentezza per la mancanza di coordinamento tra i diversi uffici governativi. Le autorità indiane, inoltre, hanno respinto l’intervento di organizzazioni umanitarie straniere e limitato l’accesso alle isole a pochi osservatori locali. Le condizioni degli sfollati, raggruppati in accampamenti di fortuna, potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi con l’arrivo della stagione monsonica.
 
Intanto i coloni, giunti dal continente indiano trent’anni fa, chiedono di lasciare le Andamane e Nicobare perché ritengono di non avere futuro qui. “I nuovi abitanti – spiegano i missionari del Pilar - si trasferirono sulle isole in cerca di terra e opportunità di lavoro e affari. All’inizio erano i più poveri fra i poveri, ma nel corso del tempo hanno raggiunto un certo benessere. Il mattino del 26 dicembre 2004, questa agiatezza relativa conquistata con grande fatica si è trasformata in una condizione di estrema vulnerabilità”. Gli indigeni (60 per cento della popolazione e divisi in molti gruppi) invece  non hanno scelta. Come i coloni hanno perso tutto, ma non hanno altri luoghi dove andare. Nel loro caso, lo tsunami ha esasperato una situazione di già estrema miseria. I religiosi del Pilar sono presenti nelle Andamane e Nicobare dal 1965 e sono stati fra i primi, dopo il maremoto, a portare soccorso a queste popolazioni dimenticate dell’Oceano indiano.
 
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Francesca Lancini

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